1985, SRF, Lettera inedita di Carlo Borromeo

[Lettera inedita di Carlo Borromeo], «Studi e Ricerche Francescane», 14 (1985) p. 245.

La seguente lettera inedita di Carlo Borromeo richiama il discorso, volutamente da noi svolto nel paragrafo relativo, circa l’atteggiamento generale del cardinale. È stata rilevata da alcuni, con una soddisfazione non disgiunta da giusto sdegno, la durezza del governo del presule, e, da altri, con più soddisfazione non lontana dal ghigno malevolo, l’intransigenza del medesimo contro gli erranti. In questa missiva, è l’interessato stesso, il cardinale di S. Prassede, Carlo Borromeo, a dichiarare, di sé, d’aver fatto il suo «offitio», altre (e molte) volte, contro gli «stregoni». Poiché a qualcuno non é neppur sfiorato il dubbio che il Borromeo provasse, oltre che un rigido senso del dovere coercitivo, anche quello dell’ufficio valutativo, quasi che Carlo fosse più un poliziotto cieco che un pastore avveduto, pubblichiamo la lettera. Essa non vale a dimostrare grandi cose; ma perlomeno una: che l’arcivescovo era un uomo sensato. Il che, per alcuni fumatori d’oppio intellettuale, potrebbe essere già tanto.

Il testo fa parte di una raccolta dell’epistolario inedito fra San Carlo e i Cappuccini, che lo studioso e ricercatore archivista Fedele Merelli sta approntando. Egli l’ha donata, con gentilezza e senza invidia, a noi, per questa sede, avendola già trascritta e, così trascritta, archiviata.

Il destinatario della missiva é il colonnello Lussy; datata 28 maggio 1578, essa è una minuta con correzioni autografe.

   [Francesco di Ciaccia]

Provenienza: Biblioteca Ambosiana. Segnatura: P 15 inf. 368rv.

Ho inteso che certi poveri huomini, massime della Val di Blegno, sono molestati di nuovo sotto pretesto che siano stregoni, se bene quando furono prigioni un’altra volta per questo effetto non si potette mai ritrovare che havessero commesso un tal delitto; et pur patirono tanti stratij, et nella vita et nella robba, quanti V.S. deve sapere. Questo mi par tanto alieno dalla pietà di cotesti Signori ch’io mi rendo certo certo, che non mancheranno di porvi efficace rimedio; però prego V.S. che sia contenta di fargliene instanza per parte mia [368 v] dicendogli ancora che io intendo che non vi è alcuno inditio, per il quale meritino quei poverelli d’esser stratiati di nuovo; ma quando vi fosse qualche cosa, io non mancherei di far l’offitio mio, come ho già fatto altre volte; et è pur cosa troppo aliena da ogni buon Catolico dar punto di credito alle falsità et diaboliche persuasioni seminata da … malefico dell’altra volta. Con il qual fine a V.S. mi offero et raccomando di cuore.

Di Milano alli XXVIIJ di Maggio 1578.

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