Cappelletti, Karim, In un battito di cuore

La speranza dell’amore, Introduzione a Karim Cappelletti, In un battito di cuore, Milano, Prometheus, 1995.

 

Cappelletti. Copertina

 

 

 Testo della Introduzione

L’esperienza emozionale dell’autrice è segnata dal bisogno dell’“altro”, percepito innanzitutto come compartecipe di vita. Quando l’animo sente una grande gioia o anche solo un’emozione intensa, si rende conto che a vivere pienamente quella sensazione non basta un unico soggetto: ne occorre un “altro” (Un’onda di emozioni). La vita non sembra dispiegarsi a sufficienza, senza parteciparsi al di fuori di chi esperisce una grande contentezza: “e vorrei aprire le mie braccia / ed abbracciarti, / per farti finalmente sentire / la mia immensa / felicità” (Silenziosa in fondo al cuore).

L’“altro” è un “tu” preciso ed impreciso insieme: come individuo e al contempo come infinito. Il desiderio dell’altro non è dunque solo desiderio di possesso: è necessità di comunione, nella quale le anime, partecipandosi, si arricchiscono a vicenda: “Dammi la tua vita da vivere, / e ne avrò cura più della mia. / Dammi il tuo sorriso da imprimere / sulle mie labbra, / e sarà più radioso del tuo” (Vita in prestito). E giustamente questa comunione è proiettata nella più ampia comunicazione tra gli esseri: una farfalla è muta, una farfalla sembra che possa viver bene senza “te”, ma ecco che, se si poggia sulla tua spalla, osserva proprio te e ti parla dei suoi voli… (Voce di farfalla).

Questa comunicazione-comunione tra gli esseri è senz’altro uno strumento simbolico: serve ad esprimere alcune profondità delle relazioni interpersonali; e tuttavia è un immaginifico che si radica, come fenomenologia psichica e mentale, nell’esperienza originaria dell’uomo. Il bambino ne dà la prova: il bambino che parla al gatto come se parlasse con suo fratello! Il poeta ritrova appunto quelle armonie di “amorosi sensi” che uniscono tutte le cose. Quante volte, nel pianto, abbiamo udito un canto d’usignolo, e ci è parso che l’usignolo volesse consolarci! E quante volte, nel sorriso, abbiamo sentito sorridere la luna accanto a noi! “Strano è come / […] / anche un sol raggio di luna / possa riempirti il cuore…” (Un sol raggio di luna).

Il bisogno più prepotente dell’essere umano è però quello che lo spinge verso il proprio simile: con lui, la comunione è senza scarto. Con il simile l’uomo trova la sua completezza: l’uno e l’altro si raggiungono vicendevolmente nel più profondo del proprio essere. Ed è allora che non bastano né le parole, né le braccia: occorre l’anima! Si sente, proprio allora, il desiderio dell’altro in quanto persona intera: “Ho bisogno te…”!, conclude l’autrice nell’omonima poesia. Ed è allora che l’altro diventa amore: l’uno non può vivere senza l’altro. L’amato è la vita stessa di chi ama: la mia anima – grida l’amante – si ciba solo di te, amore! (Come il legno).

La presente raccolta poetica sviluppa poi dinamiche affettive del sentimento d’amore. Essere sempre accanto alla persona amata, è una delle più chiare esigenze di chi ama. E “ascoltarti tutta la notte / senza mai un attimo di silenzio / e di tregua / […] / in quelle ore che qui / conducono all’eternità” (In quelle ore). L’eternità: l’amore è una spinta verso l’eterno; verso un tempo mai finito e che mai finirà. L’eternità nasce dal sentimento d’amore. E l’amore genera e riempie anche la spazialità: ovunque è presente l’amato. L’aria è piena di lui. Le parole di chi ama si librano attorno all’amato come il vento attorno alle vette dei monti, e “se allunghi la mano / puoi sfiorarle [le mie parole], / accarezzarle, / afferrarle, / farle tue, / e insieme a me… / puoi finalmente viverle” (Se allunghi la mano).

Il bisogno di questa comunione quasi simbiotica costituisce il canto di ogni poeta che parli d’amore; poi ognuno ha le sue forme espressive. In una bella lirica l’autrice rende oggettivo l’atteggiamento interiore in analogie ardite e seducenti: “Ti desidero / come un fiume desidera il mare”, “ti respiro come un albero / respira il vento… / Ti cerco, / come un’ape cerca il fiore”, e l’anima è “nuda senza te”. In queste immagini, ciò che qualifica la brama dell’altro è la percezione che uno non può sussistere senza l’altro, o per “attingere vita” dall’altro – come l’ape dal fiore –, o per “confondersi” con l’altro, per confluire e coesistere in lui – come il fiume nel mare –, a tal modo da essere “finalmente / dentro te” (Ti cerco). E tu… “dentro me” (Per sempre in me).

L’amore è sempre desiderio di unione: immedesima gli animi. Il veicolo esterno è spesso lo sguardo: qui si manifesta e si rileva il sentimento. Ed allora si è travolti dalla dolce e possente percezione di essere trasportati dagli occhi “al di là di chissà quali / confini”: oltre i confini della propria individualità separata, per raggiungere l’unità nella quale “respirare insieme” l’aria che ognuno respira (Vorrei saperti dire).

Non stupisce che la potenza dello sguardo concentri la tensione amorosa. Il dolcestilnuovo indicò lo sguardo come punto di partenza del processo dell’innamoramento; ma poi ciascun poeta trova, negli occhi, ulteriori e particolari magie, come l’autrice in Ore di silenzio: anche il silenzio “urla” dagli occhi la sua attrazione potente; e lo sguardo amoroso sembra avere “il calore di una foglia” che protegge il bruco; la dolcezza della luna e il luccichio delle stelle.

Ma la caratteristica straordinaria, quasi incredibile, dell’amore è un’altra ancora: anche quando l’amore è infranto o è deluso, tuttavia non finisce. L’assenza dell’amato si traduce in una densa disperazione dell’animo; ma sempre si sublima nel ricordo: ora lacerante, ora fiducioso. In queste poesie la nota peculiare del senso di disperazione è una specie di “mano” invisibile, quasi aura benigna, che consola e solleva. Forse, questa funzione benefica è svolta proprio dal ricordo della persona amata: “e rivedo il tuo viso / che con il suo sorriso / mi conduce fiducioso / al di là delle tenebre” (Quando tutto sembra perduto).

Quando l’amore diventa comunque un meraviglioso passato, si vive del ricordo: ricordare è un po’ come rivivere, anche se, spesso, è un po’ come morire. Ma, anche se fa soffrire, il ricordo si impone al di là delle intenzioni e delle scelte: la voce dell’amato vibrerà in ogni momento nella mente; il suo sguardo folgorerà le notti, e i giorni saranno pieni di quegli occhi che un giorno affascinarono tanto. Nascono allora le poesie della rimembranza. In essa, il passato si insinua nel presente e il presente è penetrato dal passato. Quasi non si avverte più se l’esperienza sia stata interrotta da un baratro di lontananza, tanto l’animo è “imprigionato”: l’amore sopravvive nel ricordo (Il tuo sguardo, Un dolce suono).

Ciò che emerge nella fenomenologia dei sentimenti della scrittrice è la consapevolezza che ella, ormai, amerà per sempre chi ha perduto (Ti amerò), “prigioniera per sempre” del suo amore (Prigioniera senza te…). Nasce da qui la poesia della cocente nostalgia, che esprime il desiderio di ripetere i bei momenti della compagnia: “Vorrei che tu guardassi / la stessa luna che io / stasera / osservo. / […] mentre, stretta a te, / mi addormenterei, / poggiando il mio capo stanco / sul tuo caldo cuore…” (Sul profilo del tuo viso). Eppure, ora “allungo le mie braccia – dice un verso di Altro che il nulla – e non avvolgo che il nulla”. Sembra che l’anima continui ad esistere con la persona amata, come avvenne per Dante e per Petrarca dopo la morte di Beatrice e di Laura: nel ricordo infinito e forte / di te / […] / in un breve / ma intenso attimo / d’eternità” (Attimo d’eternità) (pagine 5-10). [Francesco di Ciaccia]

 

 

 

 

 

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