Madella, Alessandro, Mi svegliai in volo

La vita è adesso, Introduzione a Alessandro Madella, Mi svegliai in volo, Milano, Prometheus (Le rune 16), 2003.

Mi svegliai in volo. Copertina
In copertina, Disegno di Milan Goldschmiedt

Testo della Introduzione

Il libro di Alessandro Madella è una raccolta di fiabe. L’impianto favolistico è evidente in tante storie dalla trama che sembra guidata dalla più ardita immaginazione: voli spaziali in cui gli umani si muovono in autostrade stellari; concerti, canti e balli inscenati da pianticelle e da ortaggi; uomini che interagiscono con animali, e ovviamente animali che parlano, come il “grillo parlante” di Pinocchio; parlano gli astri celesti, che si rapportano come persone viventi con gli esseri terrestri al pari della luna di leopardiana memoria.

Più delle trame, è vividamente fiabesco il linguaggio. Esso ricalca l’immaginario infantile, al quale il libro presta attenzione in maniera che sembra preferenziale. Allora si vede ad esempio la luna acquattarsi dietro un cipresso, adagiarsi sul pilastro di un cancello, con la faccia rivolta verso la direzione dove intende guardare. Oppure si legge che le stelle sono nervose e irritate o scendono sul palmo della mano; che il cane piange come un bambino; il fiume “mostra i muscoli”; la mente e il cuore si siedono su una panchina, o il cuore china il capo e abbassa gli occhi per la vergogna; la foto si mette d’un tratto a sorridere.

Tutto è naturalmente simbolico. Nessuna storia è fine a se stessa, e ogni espressione è metaforica.

La fantasia è il veicolo di un pensiero razionale, e il fantastico è la forma letteraria di un concetto o di una concezione di vita. Ogni storia contiene una riflessione sull’esistenza, sui rapporti sociali, sulle relazioni tra individui.

Il campo privilegiato ci riporta all’infanzia. I rapporti di famiglia, soprattutto tra genitori e figli, sono sempre stati i più delicati e difficili. Non è un problema dell’età contemporanea, in particolare di questi ultimi tempi in cui le disaffezioni ed i conflitti mentali si colorano spesso di nero. Semplicemente, oggi non cade foglia in un campicello, senza che l’eco raggiunga il villaggio globale in forza dei mezzi di comunicazione di massa. Il problema è antico quanto l’umanità. Un tempo era veramente più scottante, sia perché l’ignoranza circa la psicologia dell’età evolutiva era universale, sia perché la mentalità diffusa voleva che i figli fossero oggetti obbedienti. Le carezze ai propri bambini non servivano: le botte bastavano. E i figli facevano quello che i genitori volevano.

Le fiabe di Alessandro Madella rispettano dichiaratamente la dipendenza dei figli verso i genitori: soprattutto i bambini, per l’appunto, devono far loro sapere ciò che fanno, confidare i propri desideri, render loro conto delle azioni che compiono. È da parte dei genitori, però, che è necessaria l’attenzione, e precisamente l’attenzione affettuosa, nei confronti dei figli (Psicologia al servizio della medicina). Il “nuovo mondo” potrà dirsi inaugurato, quando l’infanzia sarà al centro dell’interesse della famiglia. Accade, in effetti, che un bambino o una bambina, e gli adolescenti addirittura, ignorino ciò che siano davvero il loro papa e la loro mamma: se non si parlano, se non si confidano, entrando anche nel proprio mondo affettivo, non rimane che un rapporto biologico. Un rapporto che interessa la scienza: non la vita interiore.

Si sarebbe tentati di pensare che il messaggio di fondo di queste storie sia che la vita consista nel sognare, magari nel sognare le cose più belle che si desiderano. In effetti, la vita viene definita come “sogno” (Aristotele e lo Sguercio alla conquista della Luna). Il sogno è il fondamento della costruzione del futuro: se non si nutre “speranza” in un ideale da raggiungere, se non si progetta ciò che ancora non c’è, ma che può essere, non si fa nulla, nel mondo. E soprattutto il “sogno” fa entrare più a fondo nell’intimo della vita: la sostanza della vita non sta in ciò che appare, infatti, ma in ciò che il “cuore” coglie. L’emozione dunque, che nasce nella profondità dell’animo “sognante”, e non la percezione sensoriale, è lo strumento più adeguato del conoscere.

Inoltre il sogno giova a darsi una carica vitale. Abbandonarsi alle cose meravigliose che i pensieri e le emozioni, spontaneamente, si creano nell’animo, rappresenta una pausa di beatitudine che spinge a vivere con soddisfazione: un “momento” di paradiso.

Tuttavia, la vita è nella realtà. Si sviluppa nel quotidiano. Con le sue difficoltà, con le sue piccole o grandi gioie. L’esistenza concreta non segue tracciati limpidi e lineari come quelli che nascono nella nostra immaginazione o nei nostri desideri. Essa è variabile, imprevedibile, magari inafferrabile: “I giochi della vita a volte sono fatti, a volte si fanno, a volte rimbalzano per anni facendoci perdere l’orientamento” (L’ombra del destino). Il “destino”, che appare irrazionale nella misura in cui non è capito dalla mente, e che si rivela invece invalicabile come una necessità (come la definiva l’antica cultura greca) immodificabile, massicciamente oggettiva, “è l’ombra invisibile degli uomini”. Non per questo le vicende e le traversie del mondo, e in specie nell’ambito dei rapporti umani, vanno scansati: vanno invece affrontati: “I muri son fatti per essere scavalcati e non per essere evitati” (L’uomo dei miei sogni), poiché, “nella vita conta […] non abbattersi mai ed avere la forza di continuare nonostante le sventure e le vicissitudini” (Promessa da Angelo Custode).

Le fiabe di questo libro sono fondamentalmente ispirate all’ottimismo. Non mancano gli smacchi, le durezze del vivere, il “lavorare” che “stanca”, per dirla con Cesare Pavese, in cui lavorare significa portare avanti la propria vita; ma l’atteggiamento positivo prevale su tutte le brutalità del vivere. L’abbattersi non s’addice allo spirito vivente.

Il fine poi è alto: dare tutto il proprio contributo per rendere il mondo umano più… a misura d’uomo: un mondo in cui la mente e il cuore siano protesi a partecipare alla storia dei propri simili, a portare insieme con gli altri il peso dell’esistenza, a guardare, insieme, sempre avanti.

Un messaggio importante per tutti: per tutti gli “uomini comuni”, dice l’Autore. In realtà, per tutti gli uomini, se vogliono esser tali. Ma in particolare, io penso, per coloro che si affacciano, novelli, su questa scena del mondo che, a dire di Pirandello, è un teatro.

In parte già allestito. In parte da allestire. In ogni caso, in via di svolgimento (pagine 5-8). [Francesco di Ciaccia]

 

 

 

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