Cargnoni, C., a cura, 1988

Copertina, Cargnoni, a cura, I Frati Cappuccini, 1984-1986

Costanzo Cargnoni, a cura, I Frati Cappuccini. Documenti e testimonianze del primo secolo, 2 voll.: 1. Ispirazione e Istituzione, pagine CII+2060; 2. Storia e cronaca, pagine 1884, Roma-Perugia, Edizioni Frate Indovino, 1988: Un’imponente opera di “Fonti Cappuccine”, «L’Italia francescana», 4 (1989) pagine 442-444.

Testo della recensione

Sono stati pubblicati i primi due volumi di una monumentale edizione delle fonti cappuccine – prevista in quattro volumi -, voluta dalla Conferenza Italiana dei Superiori Provinciali Cappuccini e realizzata a cura dell’Istituto Storico Cappuccino, con introduzione e con sostanziale apporto di Costanze Cargnoni.

Il quadro dell’opera testimonia da sé l’imponenza e l’importanza del lavoro, perciò ne faccio cenno per farne intendere la varietà e l’utilità.

Il primo volume («parte prima») contiene i documenti pontifici relativi ai Cappuccini dal 1528 al 1627, la primitiva legislazione dal 1529 al 1643, i primi Commenti alla Regola francescana e le originarie costumanze dell’Ordine. Il secondo volume («parte seconda») contiene le testimonianze provenienti da personalità estranee all’Ordine, sia private che pubbliche, i carteggi dei primi Cappuccini sull’apostolato e sulla spiritualità e le Cronache sul modo di vivere dei frati e su alcune personalità dell’Ordine. Il terzo volume (Santità e Apostolato) raccoglierà gli scritti spirituali, gli scritti pastorali e le testimonianze antiche relative ai processi di canonizzazione. Il quarto volume (Espansione e Inculturazione) tratterà della diffusione dell’Ordine in Europa e delle forme d’arte tipiche dei Cappuccini.

L’introduzione di Costanze Cargnoni, molto precisa e chiara, ripercorre in quaranta pagine la storia che conduce alla riforma cappuccina fino al suo primo centenario, quando Urbano VIII, con il Breve Salvatoris et Domini (28 giugno 1627), sancisce definitivamente la legittimità «francescana» del nuovo Ordine.

In questa sede mi preme sottolineare l’accuratezza e la scientificità del lavoro compiuto. Costanze Cargnoni avverte della difficoltà di raccogliere un secolo di documentazione storica intorno a un Ordine che ne ha prodotta una mole immensa: sulla quale è inevitabile operare una scelta. Su questo problema il Cargnoni così riflette:

«La scelta di documenti e testimonianze vuoi dire anche una distinzione fra scritti più estesi, volumi, trattati, e scritti più legati all’impressione immediata, all’utilità o necessità del momento, come lettere, testi ufficiali, note, appunti. Scritture nate per essere lette solo nel momento occorrente, scritture private e scritture comunali, alcune per pochi, altre per tutti» (p. XLVII).

Ne segue, ovviamente, che queste «fonti cappuccine», come sono state definite dal Ministro generale, Padre Flavio Carraro, nella Presentazione, non presumono di raccogliere tutto quanto sia stato scritto dai Cappuccini e sui Cappuccini nei primi loro cento anni di vita. La selezione operata ha obbedito ai seguenti criteri. Innanzitutto, si è voluto render conto di ogni tipologia e di tutte le caratteristiche di documentazione scritta reperibile, riferendo di ciascuna almeno «una voce, un’eco». Si è cercato poi di offrire la varietà testimoniale sul piano geografico, che mostrasse la differenza delle varie Province cappuccine nell’unità dell’ispirazione di fondo. Altro criterio è stato quello della distinzione tematica, che consentisse una lettura per «materie» all’interno delle tipologie dei testi. Ad esempio, dei documenti delle autorità pubbliche, e altrettanto per le testimonianze private, sono state accorpate quelle relative ad uno specifico argomento, quali quello della spiritualità e quello dell’apostolato, a sua volta concentrate rispettivamente sul tema della preghiera, della povertà, e così via, e sul tema della predicazione, degli interventi socio-economici, e così via. Ad ogni modo, un consistente Indice analitico finale renderà agevole qualunque esigenza di consultazione.

Al quadro storico che ne risulta potrebbe ben applicarsi un titolo del genere: «Storia della fondazione e dello sviluppo dell’Ordine Cappuccino nel sec. XVI»: realmente la presente antologia segue impercettibilmente, ma profondamente, tutti i gradi di sviluppo e di espansione del cappuccinesimo. Ed è possibile anche comprendere i motivi originari che hanno indotto ad una varietà di indirizzi spirituali e di scelte apostoliche e prestazioni gratuite di servizio ecclesiale e sociale» (pp. LI-LII).

Quanto alla metodologia della descrizione dei testi, si è voluto attuare un lieve ammodernamento del volgare cinque-secentesco, nel rispetto comunque del profilo linguistico dell’autore. I vari accorgimenti sul piano della punteggiatura, della grafia e dei segni diacritici sono stati adottati per rendere il testo più agibile e scorrevole. I testi latini sono stati riprodotti in originale sulla parte sottostante della pagina, nella quale si sviluppa la traduzione italiana, per modo che si possa leggere di seguito ciascuno dei due documenti.

Concludo questa presentazione con una efficace sintesi del Cargnoni (p. LXVII), che spiega come l’iniziale progetto di un volume unico, dal formato di un breviario, si sia dilatato in quattro grossi tomi, «in cui si sono dati appuntamento fatti e avvenimenti, personaggi e testimonianze, diritto e legislazione, epistolari e performanze, santi e processi, predicatori e prediche, pietà e devozioni, preti, vescovi, cardinali e papi, suore e frati, cronache e diari, arte o povertà, meditazioni e affetti spirituali, prosa e poesia, vita quotidiana ed eroismo, ascetica e mistica, apologetica e polemica, tutto in svariatissime dimensioni e in scala cronologica dagli inizi del Cinquecento ai primi due o tre decenni del Seicento».

L’ampio materiale è corredato, per i singoli brani scelti, di annotazioni o storiche o lessicali con riferimenti ad altri documenti, e ciò contribuisce al loro collegamento e quindi all’unità anche materiale dell’opera e alla sua puntuale comprensione. Questa «instrusione» di indicazioni e di focalizzazioni redazionali, come il Cargnoni umilmente li ipotizza nel timore che a qualcuno possano apparire superflui, in realtà non è soltanto preziosissima, ma è anche tipograficamente discreta. Infatti la veste tipografica è stata concepita in modo da tener distinto, con corpo maggiore, il testo fondamentale di lettura, mentre il resto, e cioè le note e il testo in lingua originale, risulta in corpo più piccolo e serve «solo per un puntuale riscontro di esattezza testuale e storica della fonte e come verifica della fedeltà della versione italiana per i più esibenti» (p. LI).

Inoltre, «le introduzioni generali ai vari blocchi di testi sono spesso dei veri piccoli studi monografici sul tema specifico» e «rappresentano il coordinamento storico e logico di una mappa variopinta e omogenea di documenti». Le brevi presentazioni dei singoli documenti aggiungono un altro contributo proficuo, suggerendo al lettore, « anche il più sprovveduto, l’ambiente storico e il clima adatto, nonché il contenuto di fondo del testo per una sua esatta comprensione» (p. LI).

Come si nota, quest’opera è fornita anche di opportune e rigorose, eppur sempre essenziali e sobrie, «guide critico-storiche» di lettura, perché ai testi cappuccini possano accostarsi non solo i frati dell’Ordine, che sono più addentro alla storia e alla vita che vien documentata, ma anche agli estranei, vuoi studiosi, vuoi intellettualmente curiosi. E per gli uni e gli altri tengo a ricordare che in quest’opera non soltanto vengono corrette alcune imprecisioni delle fonti precedentemente edite (cfr. pp. LVII-LXVII), ma anche pubblicati per la prima volta alcuni testi finora inediti.

Mi sono assunto spontaneamente il compito di redigere queste note di recensione allo scopo di compiere un servizio, per quanto modestissimo, alla fraternità dei Cappuccini, con la chiara convinzione dell’utilità spirituale, oltre che scientifica, di quest’opera, e mi auguro che di detta utilità se ne facciano convinti anche tutti quanti i frati. Come ha già accennato il Cargnoni stesso, l’unità dello spirito religioso nella Chiesa non toglie affatto la specificità dei carismi particolari delle varie professioni religiose nel seno dell’unica Chiesa, ma anzi ne trae maggior vitalità. Come in un corpo sociale l’unitarietà degli intenti di fondo è rinvigorita e vivacizzata dalla peculiarità delle mansioni di ciascuna categoria, perché il tutto concorra ad ottenere il fine essenziale, così è nella professione religiosa all’interno della Chiesa. Pertanto sarebbe opportuno che ogni frate cappuccino leggesse dalle «fonti» quale sia esattamente la sua «vocazione»: non perché non la conosca già, ma perché la trovi «confermata» in maniera completamente articolata, precisa e chiara. E credo sia un bene dare a leggere e a meditare queste «fonti» ai fratelli novizi e ai professi semplici, perché poi essi continuino a frequentarle per tutta la vita. Qui c’è infatti una garanzia di idee, e c’è anche una carica di passione, come ha rilevato Costanzo Cargnoni. E mi si permetta sollecitarne una larga diffusione sia dentro che fuori l’Ordine. [Francesco di Ciaccia]

Costanzo Cargnoni, a cura, I Frati Cappuccini. Documenti e testimonianze del primo secolo, 2 voll.: 1. Ispirazione e Istituzione, pagine CII+2060; 2. Storia e cronaca, pagine 1884, Roma-Perugia, Edizioni Frate Indovino, 1988: Un’imponente opera di “Fonti Cappuccine”, «Studi e Ricerche Francescane», 1-4 (1989) pagine 199-202.

Testo della recensione

Sono stati pubblicati i primi due tomi di un’imponente opera di Fonti Cappuccine che, con l’aggiunta di altri due già in allestimento, si svilupperanno in circa ottomila pagine complessive, con stampe e tavole d’epoca fuori testo e del formato di cm. 15×22. Il pregio dell’opera, oltre che nell’accuratezza tipografica e nel rigore scientifico, consiste nell’offrire finalmente anche al vasto pubblico un complesso organico di documentazione storica, sia ufficiale che- privata, dei primi cento anni dell’Ordine cappuccino, senz’altro una delle più vivaci e feconde esperienze religiose del Cinquecento e comunque la più tormentata e radicale proposta di vita francescana e cristiana nel medesimo secolo.

Al di là del valore dei contenuti, interessantissimi per chi intenda studiare seriamente la riforma cappuccina sui testi coevi alle origini dell’Ordine, e al di là dei meriti storiografici, importanti per la mole documentaria, per gli apporti correttivi e per la preziosità di tanti inediti, qui mi preme soltanto render ragione della metodologia con cui è stato realizzato il lavoro e dare atto della scrupolosità scientifica.

Il curatore principale dell’opera, Costanze Cargnoni, ci fa avvertiti della difficoltà di raccogliere un secolo di storia documentaria circa un Ordine che è stato ricchissimo di testimonianze sia per varietà di generi letterari, sia per vastità di interventi e di documenti. Era dunque inevitabile operare una scelta. Innanzitutto si è voluto render conto di tutte le tipologie e di ogni caratteristica di documentazione reperibile, ed inoltre si è cercato di presentare le differenziazioni testimoniali sul piano geografico: ciò dà la misura della diversità dei problemi tra le varie Province cappuccine, pur nell’unità delle linee spirituali di fondo. Un criterio importante è quello della distinzione «tematica», che permette una lettura «per materie» all’interno delle tipologie dei testi. Ad esempio, dei documenti delle pubbliche autorità, così come di quelli privati e di quelli cronachistici, si sono riuniti i brani concernenti la spiritualità e quelli concernenti l’apostolato, a sua volta concentrati, rispettivamente, sul tema della preghiera, della povertà, e così via, e sul tema della predicazione, dell’azione socio-economica, socio-assistenziale, e così via. In questi casi, dunque, il criterio cronologico ha lasciato spazio a quello per argomenti, per concentrare il lettore su una materia specifica, agevolandone la comprensione in una storia altrimenti dispersiva.

Si può dire, in sintesi, che «la presente antologia segue impercettibilmente, ma profondamente, tutti i gradi di sviluppo e di espansione del cappuccinesimo. Ed è possibile anche comprendere i motivi originari che hanno indotto ad una varietà di indirizzi spirituali e di scelte apostoliche e prestazioni gratuite di servizio ecclesiale e sociale» (pp. LI-LII).

La trascrizione dei testi ha introdotto un lieve ammodernamento del volgare cinque-secentesco, nel rispetto, comunque, del profilo linguistico dell’autore. Gli accorgimenti dell’interpunzione e della grafia sono stati adottati per rendere il testo più comprensibile e scorrevole. I testi latini sono riprodotti in originale sulla parte inferiore della pagina, al di sotto della traduzione italiana, così che si possano leggere di seguito, separati ma sempre sotto gli occhi, sia gli uni che l’altra.

L’ampio materiale documentario è corredato, per ogni singolo brano scelto, di annotazioni o storiche o lessicali, con riferimenti eventuali ad altri documenti: ciò serve ad un puntuale riscontro storico della fonte e, anche, come raccordo tra le varie testimonianze, per una completa unitarietà dell’opera da un punto di vista pratico, oltre che ideale. Inoltre, le introduzioni generali ai vari blocchi di testi costituiscono spesso dei veri studi monografici sul tema specifico e «rappresentano il coordinamento storico e logico di una mappa variopinta e omogenea di documenti», mentre le brevi presentazioni ai singoli testi aggiungono un’ulteriore utilità, suggerendo al lettore, «anche il più sprovveduto, l’ambiente storico e il clima adatto, nonché il contenuto di fondo del testo per una sua esatta comprensione» (p. LI).

Come si è capito, l’opera è fornita di opportune e rigorose, eppur sempre sobrie e tipograficamente discrete, «guide alla lettura».

L’introduttore espone inoltre la metodologia critica delle scelte storiografiche, esaminando articolatamente e succintamente le fonti cappuccine edite in precedenza (pp. LVII-LXVII), ma io qui intendo proseguire riferendo, per un pubblico meno esperto, il quadro sistematico dell’opera.

Il primo volume, Ispirazione e istituzione, presenta immediatamente le conferme dell’autorità ecclesiastica sull’«ispirazione» religiosa già in atto, pubblicando dodici documenti pon-tifici, a partire dalla Bolla di fondazione della nuova fraternità, Religionis zelus di Clemente VII (3 luglio 1528), per giungere, attraverso i pronunciamenti di Paolo III, Pio IV, Pio V, Gregorio XIII, Sisto V e Paolo V, al Breve di Urbano VIII del 28 giugno 1627, Salvatoris et Domini, con cui è sanzionata la riforma cappuccina in maniera definitiva. La legislazione cappuccina prosegue nell’apparato istituzionale, svelando l’evoluzione dalle primitive «Ordinazioni» del 1529 fino alla riformulazione costituzionale del 1643. In questa «radiografia» si può scorgere la nota caratteristica della riforma cappuccina, sintesi di valori francescani tradizionali e di docilità alle esigenze dei nuovi tempi, congiungendo insieme mistica e ascetica, grazia e libertà, carisma e norma, in «quell’armonioso equilibrio che fu espressivo del migliore Cinquecento italiano» (p. 160). La peculiarità della nuova famiglia francescana emerge poi dai Commenti alla Regola di san Francesco, come consta da undici testi più o meno lunghi ma assai sostanziosi, la cui scelta antologica riguarda argomenti fondamentali della «forma vivendi» cappuccina. Poi, questo «modo di vivere» viene completato attraverso testimonianze particolareggiate, costituite da formulari, da cerimoniali, da edizioni tascabili sulla formazione ascetica e devozionale quali strumenti a portata di mano di ogni frate (un materiale interessantissimo) e da scritti in difesa della nuova fraternità.

Il secondo volume offre uno spaccato documentario delle valutazioni prodotte da persone estranee all’Ordine, più o meno note: ricordo solo la poetessa Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, che ha un nutrito carteggio al riguardo; san Carlo Borromeo, che per la sua riforma della predicazione si servì moltissimo dei Cappuccini; Federico Borromeo, grande estimatore di personalità dell’Ordine. La storia cappuccina è ricostruita anche mediante le attestazioni e gli interventi delle pubbliche autorità civili, estremamente valide a rivelare come «vennero recepite nella società del tempo la spiritualità e l’azione apostolica» della nuova fondazione religiosa. L’ultima sezione del secondo volume comprende la cronachistica interna all’Ordine. «Le cronache erano un punto di riferimento esemplare», cioè erano «educative», «pur senza voler condizionare la verità storica». In altri termini, le cronache vanno lette come «memorie» con cui i frati anziani intendevano rinverdire l’ideale cappuccino, insegnando ciò che avevano praticato i precedenti frati. Pur senza falsare la storia, esse non si offrivano affatto come verbali di atti notarili, ma come lezioni di vita sulla scorta dei Padri.

Gli altri due volumi in preparazione avranno i seguenti titoli: Santità e apostolato e Espansione e inculturazione, con un’appendice anche sull’origine delle Clarisse cappuccine.

Concludo questa presentazione con un’efficace sintesi di Costanzo Cargnoni (p. LXVII): in queste pagine «si sono dati appuntamento fatti e avvenimenti, personaggi e testimonianze, diritto e legislazione, epistolari e performanze, santi e processi, predicatori e prediche, pietà e devozioni, preti, vescovi, cardinali e papi, suore e frati, cronache e diari, arte e povertà, meditazioni e affetti spirituali, prosa e poesia, vita quotidiana ed eroismo, ascetica e mistica, apologetica e polemica, tutto in svaria-tissime dimensioni e in scala cronologica dagli inizi del Cinquecento ai primi due o tre decenni del Seicento». [Francesco di Ciaccia]

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