Dornetti, V., I Fioretti, 1984

 

Copertina, Dornetti, I Fioretti, 1984

 

 

 

 

Vittorio Dornetti, La santità laica. Osservazioni sulla predicazione popolare francescana attraverso una lettura dei “Fioretti”, Sestino, Cooperativa culturale Giorgio La Pira (Collana Volusenus. Testi e Studi promossi dalla Biblioteca Comunale di Sestino), 1984, pagine 123, «L’Italia francescana», 6 (1986) pagina 662.

Testo della recensione

L’autore mostra come la modernità della predicazione francescana consistesse – in un periodo storico fino allora dominato, per un verso, dalla cultura aulica e dal disimpegno catechetico, per altro verso – nel rivolgersi al «nuovo» ceto borghese e alla gente di ogni estrazione sociale, con un recupero della lingua parlata e della gestualità popolare. È interessante il legame posto dal Dornetti tra l’educazione giovanile dell’Assisiate e la sua scelta omiletica sul piano folklorico popolare e cavalleresco, insomma sul piano «laico».

La direzione «popolare» è rinvenuta nei Fioretti soprattutto nella loro strutturazione «esemplare», cioè nel loro genere di racconti in forma di «exempla», la cui verità non è nella corrispondenza fattuale con i dati storicamente accertabili o biograficamente reali, ma nella formulazione morale con funzione anagogica. Il Dornetti si premura con molta accortezza, come per tutto il precedente capitolo, di rintracciare le analogie, strutturali e anche tematiche, tra l’opera francescana e la letteratura coeva ed anteriore, quanto meno nella rispondenza stilistica e scenografica.

Lo studioso sottolinea particolarmente la modalità «carnevalesca» dell’omiletica francescana riprodotta nella scelta fiorettistica: l’idea è interessante e ci sembra molto stimolante, in quanto indica, oltre all’impostazione immediata della predica francescana, la sua alienità dallo schematismo di una spiritualità fin troppo codificata e fin troppo poco esistenzializzata.

In pratica, il volgarizzatore degli Actus, cioè l’autore dei Fioretti, ha riprodotto la felice spontaneità dell’ideazione e della verbalizzazione del santo d’Assisi.

Il saggio del Dornetti è molto più analitico di quanto appaia da questa nostra nota; esso affronta anche problemi letterari ed offre ricchi confronti di letteratura comparata; noi abbiamo soltanto messo in risalto alcuni aspetti specificamente, a nostro avviso, di interesse francescano, che così sintetizziamo con il testo: «L’influenza di una comunicazione continua con il mondo dei laici influenzò a tal punto la predicazione di Francesco da renderla aderente alla sensibilità dei fedeli attraverso notazioni di realismo ambientale e psicologico che non di rado approdano alla comprensione, alla partecipazione affettiva. L’arricchimento umano, la maturazione ulteriore di Francesco a contatto con la sofferenza e la miseria, di cui non ignorava affatto la carica di violenza e di umiliazione, verranno consegnate in eredità ai suo immediati seguaci e al suo Ordine». [Francesco di Ciaccia]

 

Vittorio Dornetti, La santità laica. Osservazioni sulla predicazione popolare francescana attraverso una lettura dei “Fioretti”, Sestino, Cooperativa culturale Giorgio La Pira, 1984, pp. 123, in SF, 1-2 (1988) pp. 175-176.

Testo della recensione

Francesco d’Assisi rappresenta il punto di congiunzione tra la religiosità medioevale, essenzialmente monastica e «gelosa» delle prerogative elitarie della perfezione cristiana, e l’evangelicità moderna, aperta e polimorfica, più vicina alla cultura della nascente borghesia urbana. Molti sono gli impulsi dell’Assisiate, su tale linea di allargamento della «santità» ad un popolo laico, impressi al suo primitivo Ordine. Ad esempio, del lavoro manuale il francescanesimo rivalutò l’aspetto materiale di mezzo autonomo di sostentamento, sganciandolo dal binomio «ora et labora», nel quale esso rappresentava, istituzionalmente, un’attività «religiosa», irripetibile, quindi, per un laico; al contempo, però, tenne separato il lavoro stesso, e cioè la sua specificità laica, dalla visione utilitaristica ed economiscistica della borghesia, ed ottenne questa liberazione dalla mentalità mondana attraverso il principio della non esigibilità, da parte dei frati lavoratori, del compenso economico: «E se non ci fosse dato il compenso del lavoro, ricorriamo alla mensa del Signore», ossia all’«elemosina». Un altro concetto, che il francescanesimo assunse dal Medioevo, è quello della «cavalleria», che venne composto con lo «spirito di novità» rappresentato dallo stile trobadorico e dalla concezione religiosamente «naturale» della contemplazione del creato.

La figura di Francesco, poi, permise ai seguaci di attribuire, con facilità e al contempo senza rischi interpretativi, ad un personaggio amato dal popolo, e al contempo di indubbia semplicità, quei poteri soprannaturali (e preternaturali) dei quali il cristianesimo si era servito, fin dai tempi di Gregorio Magno, per constrastare e recuperare insieme, snaturandolo e canonizzandolo, il pensiero magico del paganesimo. Quanto alla modernità e alla laicità dell’agiografia francescana, l’autore sostiene che se ne colora anch’essa, esattamente nell’elaborazione di una scrittura narrativa di genere novellistico.

L’innovazione omiletica di Francesco in persona consiste, quanto alle forme e allo stile, nell’uso di moduli «carnevaleschi» ben conosciuti nella società laica a livello – diremmo oggi – di massa; quanto all’esigenza critico-religiosa, radicalmente consiste nella spinta da parte del Santo ad assumere l’«emarginalità» del laico «peccatore», con un risultato tutto evangelico, per cui la santità diventa una testimonianza viva nel mondo dell’emarginazione, sia intesa nel senso sociale, sia intesa nel senso religioso-ecclesiale.

L’autore, infine, comprova queste idee attraverso una acuta ed analitica riflessione sui Fioretti. [Francesco di Ciaccia]

 

 

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