Mezzadri, Luigi, 1989

Luigi Mezzadri, La Chiesa e la rivoluzione francese, Cinisello Balsamo, Edizioni Paoline (Storia della Chiesa. Saggi 1), 1989, pagine 196, «Il Ragguaglio Librario», 12 (1991) pagina 400.

 

Copertina, Mezzadri

In copertina: grafica di Sergio Ballini

 

Testo della recensione

Il volume inizia la nuova collana di “Storia della Chiesa – Saggi” diretta da Elio Guerriero, che ripropone dispute già altre volte dibattute, “ad evitare sentieri interrotti e individuare possibili percorsi”.

Il presente tema non è stato trattato abbastanza, in Italia: il libro lo approfondisce e soprattutto lo delinea con chiarezza. A spiegare storicamente la situazione giovano i documenti dell’epoca, tra cui cito le “Proposte del clero per gli Stati Generali” (gennaio 1789), la “Costituzione civile del clero”, il “Catechismo dei preti refrattari” (1789) e la “Lettera pastorale di Grégoire alla sua diocesi” (1795).

Il convincimento dell’autore è che l’odio contro la Chiesa, nonostante avesse un retroterra culturale nella filosofia illuministica, esplose come un evento imprevedibile nelle sue modalità sanguinarie. Prova ne è che la Costituzione civile del clero, benché voluta da elementi ostili al cattolicesimo, non era affatto orientata in senso antireligioso. Circa la soppressione dei beni ecclesiastici, se l’atto fu illegittimo e risultò rovinoso per la libertà religiosa, era ispirato principalmente a ragioni economiche e fu, tutto sommato, “abbastanza bene assorbito” dal clero. La rottura traumatica tra Chiesa e Stato dipese solo dal giuramento imposto agli ecclesiastici. Tuttavia – osserva l’autore -, una premessa negativa stava già a monte, per quanto concerne la Chiesa: la scarsità di spirito egualitario dopo una lunga “indipendenza sovrana” sotto la monarchia assoluta. Nel complesso, comunque, gli interventi statali in campo ecclesiastico furono negativi: non resero affatto la Chiesa più libera dal potere politico e più evangelica – ciò che sarebbe stato auspicabile, osserva l’autore -, ma la asservirono totalmente allo Stato. E non molto beneficio poté ormai arrecare, sotto questo aspetto, neppure il Concordato del 1802: se permise la riorganizzazione ecclesiastica in Francia, esso pose le premesse per un episcopato inteso, nell’800, come incarico “amministrativo” più che come servizio pastorale. [Francesco di Ciaccia]

 

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