Padovese, Luigi, 1980

Luigi Padovese, La Cristologia di Aurelio Clemente Prudenzio, Roma, Università Gregoriana, 1980, pagine 238, «L’Italia francescana», 5 (1982) pagine 620-621.

 

Copertina, Padovese, Prudenzio, 1980

 

 

 

Testo della recensione

Uno studio scientificamente teologico su Prudenzio, meglio conosciuto dal punto di vista letterario, è una novità che l’autore, già recensito nell’«Osservatore Romano» (18 aprile 1981) da Emilio Gandolfo, ha presentato al mondo degli studiosi di patristica. Il suo saggio, particolarmente accurato ed articolato, mette in luce appunto la Cristologia dell’autore spagnolo, vissuto al tempo di Sant’Ambrogio e Sant’Agostino.

L’interesse peculiare della teologia di Aurelio è determinato dalla impostazione «divulgativa» che è a fondamento, come il Padovese espone nella Introduzione, della riflessione teologica del grande scrittore. L’opera letteraria di Aurelio Prudenzio è vista nella sua dinamica interiore e storica di «impegno» rivolto al «bene della comunità» (p. 16); con questo assunto, viene superato il concetto dell’arte come creazione estetica fine a se stessa, e viene presentata la figura di un poeta il quale, parlando da un pulpito, per così dire, laico (p. 17), ha saputo congiungere il discorso dottrinale al piacere poetico. Non che egli sia stato l’unico, nel periodo patristico, ad operare una siffatta unità: ma ciò che costituisce un merito del presente saggio è quello di aver offerto una nuova dimensione alla poesia del teologo spagnolo, che è al contempo uomo di lettere e teologo «popolare».

L’analisi è condotta dal Padovese fino al livello di filologia: i testi del latino prudenziano sono valutati infatti con rigoroso e competente spirito critico. La trattazione si svolge, nell’insieme, in tematiche, e non in periodi cronologici, sia per l’ampiezza delle opere sia per la sostanziale identità del pensiero dì Prudenzio.

La Cristologia prudenziana, suddivisa in nove capitoli, comprende i diversi rapporti trinitari del Verbo e i diversi suoi riferimenti, sia nel Nuovo Testamento sia nel Vecchio Testamento.

Particolarmente interessante è, a nostro avviso, la trattazione della Incarnazione e Nascita di Cristo, e della sua vita pubblica. Qui sembra che l’autore – conformandosi allo spirito di Prudenzio stesso – ravvivi la speculazione teologica con l’animo di chi crede e vede attuale e presente il problema in questione. Cristo è venuto per essere accolto, ed ha scelto il momento in cui poteva essere accolto (p. 118); «ille est nobis qui septima sabbata complet» (p. 120): così dice Prudenzio, e così dobbiamo credere, non per abbandonarci a facili millenarismi «materialistici» (p. 121), ma per affidarci a colui che «placidum conficit annum».

Sarebbe davvero impossibile esporre tutte le analisi compiute dall’autore. Ciò che comunque risalta, e che rende il saggio teologico estremamente avvincente per ogni cultore di problemi del genere, è la capacità eccezionale di mantenersi sempre ad un livello di stretta scientificità e al contempo di elevare il lettore ad autentiche riflessioni spirituali. Benché assolutamente critico e metodologicamente accademico, il Padovese infonde, forse inconsapevolmente, nell’opera sua una partecipazione vissuta ai contenuti studiati ed alle disquisizioni prodotte, sicché la lettura arricchisce la mente di nuove cognizioni e avvince l’animo per le intuizioni e per le implicite sollecitazioni morali.

Per terminare, occorre dare atto speciale alla chiarezza dell’esposizione, alla proprietà del linguaggio, ovviamente, ma anche alla complessiva semplicità stilistica. Il saggio, molto erudito, si legge in verità quasi come un romanzo cristologico. [Francesco Di Ciaccia]

 

 

 

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