Vigorelli, Giancarlo, a cura, 1985

Alessandro Manzoni, Il «mestiere guastato delle lettere», a cura di Giancarlo Vigorelli, Milano, Introduzione di Giancarlo Vigorelli, Manzoni e la rivalutazione dei valori romantici, Rizzoli, 1985, pagine 238, in «Italia francescana », 5 (1985) pp. 588-589.

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Testo della recensione

L’illustre critico, profondo conoscitore della letteratura in cui, in prima persona, ha militato fin dai tempi di «Frontespizio», e cioè di Papini, Giuliotti, Bargellini, si è già segnalato, ultimamente, per opere antologiche, fra cui segnaliamo, sull’argomento, Manzoni pro e contro, in tre volumi, Milano, IPL, 1976. Nella presente opera egli raccoglie i documenti manzoniani che, per un certo aspetto, sono i più inquietanti. Essi pongono, infatti, l’interrogativo sulla letteratura e sul suo senso. Pietra miliare della lingua italiana, caposcuola di un filone narrativo e, soprattutto, punto di riferimento del «romanzo» italiano fin dalla metà dell’800, esponente delle Lettere, ufficialmente o meno, il Manzoni è, al contempo, un innovatore e un oppositore. L’idea di fondo del Manzoni – per sintetizzare la doviziosissima scelta antologica del Vigorelli – è che la letteratura non sia da intendersi come «una scienza che stia da sé», né può appagarsi del proprio compiacimento. Un Manzoni, dunque, impegnato? No, se ciò significa allineamento ad una ideologia, pur cattolica. La ricomposizione vigorelliana ci sembra avallare la convinzione che «impegno», per il Manzoni, valga soprattutto in ordine alla «moralità» – con basi, s’intende, evangeliche e cattoliche – il cui fulcro è il servizio culturale perché l’uomo cresca spiritualmente, nella sapienza della vita, nella ricerca sincera, della verità. Qualcuno ha detto – obiettivamente – che la produzione del Manzoni è scomoda, sotto apparenze benevoli. «È vero: intendendo, con ciò che essa è, perennemente, anticonformista, è un pungolo che, inavvertitamente magari, colpisce la tendenza egoistica, in primo luogo dell’intellettuale, che persegue nelle Lettere autoesaltazione e accetta di esse l’inganno altrui.

Il denso saggio introduttivo del Vigorelli (pp. VII-XLII) sottolinea la tenace obbedienza manzoniana al principio per cui le Lettere devono essere rivelazione, introduzione dell’uomo in un mondo in cui si veda il vero, che è bello, ed il bello, che è giusto. Obbedienza testarda alla finalità morale della letteratura: fino a superarla, tacendo. [Francesco di Ciaccia]

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