AA.VV, I vescovi e gli Arcivescovi di Milano, 1990

Figure episcopali nella storia milanese, recensione di AA. VV., I vescovi e gli Arcivescovi di Milano. Strenna della Famiglia Meneghina, Milano, s. e. i., 1990, pagine 156, «Rosetum», 7-9 (1990) pagine 23-24.

 

Copertina, Vescovi Milano

 

 

 

Testo della recensione

Anche se Milano non ha avuto vescovi-principi, la vita della città è stata fortemente caratterizzata dalla presenza vescovile in maniera così incisiva, da essere determinata nelle scelte politiche e civili, oltre che religiose. Questa peculiarità è segnalata e narrata da illustri studiosi, i quali, con perizia ma insieme con semplicità e con piacevolezza espositiva, ripercorrono la storia milanese dalle origini cristiane ai giorni nostri. Le origini episcopali si confondono a Milano tra storia e leggenda – come del resto in molte altre città – fino all’anno dell’Editto di Costantino (313), quando testimonianze scritte e connessioni storiche certe permettono una ricostruzione critica degli eventi. Tuttavia, anche il periodo “leggendario” serve ad illustrare la realtà istituzionale di una società, come, nel caso milanese, l’istituto specifico di un rito ambrosiano che si differenziava da quello romano.

Dopo l’episcopato di sant’Ambrogio – quando ormai Milano ha acquistato un ruolo di primo piano nell’occidente latino -, i rapporti tra politica e religione si collegano molto da vicino, sia perché a difendere l’“occidentalità” romana, contro la tendenza di Roma a stringersi politicamente con Bisanzio, è proprio Milano, sia perché la storia milanese si innesta strettamente in quella delle invasioni barbariche e longobarde. L’agile stile di Gian Piero Bognetti ricostruisce a pennellate vivaci il periodo che va fino al predominio franco in Europa: soprattutto allora, per la predilezione di Carlo Magno e di qualche suo discendente nei confronti di Milano, il vescovo di questa città assume il carattere di un “capo politico”.

I contrasti di potere per la successione imperiale dopo l’estinzione della dinastia carolingia e i successivi secoli di anarchia feudale fanno assurgere la sede episcopale di Milano ad una potenza politica di assoluto prestigio, contrapposta in più occasioni a quella di Roma: si susseguono in questo clima i “vescovi guerrieri”, quali Ariberto d’Intimiano e san Galdino Vallani Della Sala, l’uno sepolto in Duomo con l’iscrizione – “invero ottimista”, chiosa Eucardio Momigliano – di “pacifico pastore”, l’altro guida spirituale contro il Barbarossa.

II potere episcopale diventa “di parte” con i vescovi viscontei – presentati con prosa efficace da Alessandro Visconti -: dal Comune si passa infatti al regime nobiliare della Signoria. L’episcopato milanese diventa allora il nucleo fondamentale in cui viene ad assommarsi il potere politico e il potere religioso. Giovanni Visconti, nel 1351, fa fronte in modo vincente, addirittura, al papa Clemente VI, il quale s’era indignato non poco per l’occupazione militare di Bologna da parte del potentissimo ed ambizioso vescovo di Milano. I secoli XV e XVI impongono all’episcopato milanese una serie di vescovi umanisti, i cui codici antichi, da loro acquisiti come era di moda, passano poi in gran parte alla futura Biblioteca Ambrosiana, fondata da Federico Borromeo. In epoca moderna, l’età gloriosa della sede arcivescovile milanese è segnata dal governo dei due Borromeo, ampiamente delineati da mons. Giovanni Galbiati: l’epoca controriformistica si presenta alle soglie dell’età illuministica con la splendida figura dell’arcivescovo Pozzobonelli, ultimo umanista della storia ambrosiana prima del ‘900. Mons. Carlo Castiglioni traccia il quadro della convulsa epoca “giacobina”, conclusa con l’autoincoronazione di Napoleone in Duomo e con la soggezione della chiesa ambrosiana all’autoritarismo francese, fino a quando è eletto a Milano l’arcivescovo Gaetano Gaisruck. Tenendo distinta la sfera politica da quella religiosa, il cardinal Gaisruck influisce moralmente sulla prima e può riorganizzare meglio la seconda, dopo decenni di sbandamento morale e civile del clero milanese. Durante i conflitti “patriottici” dell’800 tra Statuto Sabaudo ed Austria, una nuova crisi scuote la chiesa ambrosiana, e a farne le spese sono gli arcivescovi Romilli e Ballerini. A riorganizzare di nuovo la diocesi si dedica poi l’arcivescovo Luigi Nazari di Calabiana – e si è ormai alla fine del sec. XIX -, cui succede Andrea Ferrari, oggi in vista di canonizzazione. Lo scrittore Cesare Degli Occhi attribuisce ad Andrea Ferrari doti di equilibrio politico e di grande umanità, che giustificano pienamente la sua centrale figura, sia come personalità civile che come pastore della chiesa, nel panorama del ‘900. Poi, dopo Achille Ratti ed Eugenio Tosi – presentati da C. Cesare Secchi -, Idelfonso Schuster imprime un rinnovato impulso alla chiesa di Milano, sia sul piano organizzativo, sia sul piano religioso. Concludono la serie dei vescovi milanesi i cardinali Montini, Colombo e Martini. Raffaele Bagnoli ne traccia le figure e le opere in una sintesi rapida.

Il libro, che è dotto ma molto scorrevole nella prosa, costituisce una preziosa monografia sulla realtà di Milano, altrimenti diffusa in tante enciclopedie, in tanti manuali e in tanti libri sulla città e la sua storia. Esso offre un accurato e insieme sintetico panorama dello sviluppo storico milanese, dal punto di vista ecclesiastico e anche sociale, civile e politico. [Francesco di Ciaccia]

 

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