Andreotti, Giulio, 1987, 1988

Giulio Andreotti, Onorevole, stia zitto, Milano, Rizzoli, 1987, pagine 409; Idem, L’URSS vista da vicino, Milano, Rizzoli, 1988, pagine 352, «Tribuna Nord Ovest», 24 dicembre (1988) pagina 2.

 

 Andreotti, 1987

Andreotti, l'URSS

Testo della recensione

Come scrittore, Andreotti si è già imposto per aver adeguato alla portata di tutti le complesse esperienze politiche, seguendo un genere di narrativa tra il resoconto personale e la documentazione ufficiale, tra l’impostazione memorialistica e quella storica. Nella sua “cronaca minore” di Montecitorio egli offre uno spaccato di vita parlamentare attraverso le interruzioni verbali con cui i deputati si inseriscono indebitamente nei discorsi dei colleghi, con domande estemporanee, con commenti non autorizzati, con battute di spirito o con semplici epiteti, a volte non del tutto cortesi e raffinati. Il resoconto parte da grandi illustri tra l’Ottocento e i primi del Novecento (Giolitti, Nitti, Orlando, Matteotti, ecc.), attraverso la stagione calda dell’immediato dopoguerra (De Gasperi, Togliatti, Nenni, Pajetta, ecc.) e perviene alla più recente età delle “birichinate romane”. Il carosello delle frecciate e dei giudizi fuori programma dei “deputo-interruttori” dice spesso molto di più di lunghi discorsi: ognuno si rivela per quel che è, molto spontaneamente. Intelligente, o meno intelligente. Ancor più “da vicino” Andreotti segue, nell’ultimo suo volume, i personaggi che ci svelano i rapporti tra Occidente ed Oriente comunista, la questione afghana, gli accordi sul disarmo nucleare, le difficili relazioni tra lo stato di Israele e l’OLP e la Russia di Gorbaciov. Si tratta di un’opera di largo respiro politico e storico, utilissima per far capire molte pieghe assunte dalle contemporanee vicende. Attingendo anche dai suoi appunti, l’autore svela indirettamente la personalità e la psicologia di molti protagonisti della nostra storia. I libri di Andreotti si leggono sempre volentieri, sia perché sono redatti con una prosa agile e in un linguaggio facile, sia perché registrano realtà vive e tuttavia, per diversi particolari, ignorate. E danno il senso della freschezza. Il primo dei due libri, però, è piuttosto compilatorio: attira soprattutto la curiosità.

 

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