Benagiano, Antonietta, 2010

Antonietta Benagiano, Simone Weil, il dominio della forza e della volontà, Bari, Wip Edizioni, 2010, pagine 87, in Literary.it, 1 (2011).

 

Copertina, Benagiano

 

 

 

Testo della recensione

Il saggio di Antonietta Benagiano su Simone Weil (1909-1943) ha il pregio della chiarezza, della linearità espositiva e della partecipazione emotiva, come si addice ad un testo divulgativo con una vocazione, per così dire, anche didattica. Il saggio inoltre inizia e si conclude, tematicamente, su due interrogativi che conferiscono all’esposizione un taglio investigativo. L’interrogativo iniziale è di natura teorica, filosofica: il problema se il “nostro tempo” sia “abitabile”; l’interrogativo finale è di natura biografica, fattuale: l’ipotesi che Simone Weil abbia scelto di abbandonare questo mondo – rinunciando a nutrirsi adeguatamente, ormai all’ospedale e malata di tubercolosi -, perché lo riteneva “inabitabile”.

Con il medesimo sguardo critico l’autrice espone il pensiero di Simone Weil, sia in campo sociale, sia in campo politico-ideologico e lo segue, in sintesi precise, nei suoi mutamenti che, sempre, svelano come Simone Weil sia stata costantemente spinta verso la ricerca della verità. In questo quadro concettuale sono inscrivibili, ad esempio, il passaggio dal marxismo alle posizioni più vicine al sindacalismo e al trotskismo e, pur essendo pacifista, la scelta di combattere, nel 1936, con i repubblicani anti-franchisti nella guerra civile spagnola.

L’autrice fa dunque emergere una personalità tutta proiettata verso la verità, ma fa anche capire un’altra caratteristica fondamentale di Simone Weil: il primato dell’esperienza pratica sulla astrazione teorica, del “vivere” sul “pensare”. Un primo esempio concreto di tale impostazione di Simone Weil è costituito dalla sua decisione di lasciare, benché temporaneamente, l’insegnamento liceale per lavorare in fabbrica, al fine di rendersi conto, direttamente, della condizione degli operai. L’esempio più radicale in questa direzione credo che sia, in seguito, la sua volontà di soffrire i patimenti di Cristo.

Simone Weil è in effetti anche una donna che percorse la vita mistica – che Antonietta Benagiano espone con la consueta essenzialità, chiarezza e precisione. Se non aderì formalmente alla Chiesa cattolica, fu per la sua idea di Dio che non può essere circoscritta da alcuna particolare formula: “Simone Weil concepisce Dio al di là di ogni confessione, che ha parlato all’uomo in ogni tempo e in ogni luogo”, e pertanto ella “non può accogliere la Chiesa Cattolica come unica depositaria della Verità” (p. 67). [Francesco di Ciaccia]

 

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