Drago e Floriani, 2002

Diario di guerra, recensione di Oscar Drago – Carlo Floriani, I cattolici e la guerra. Diario del tenente Floriani, a cura di Attilio Agnoletto, Milano, Terziaria (Il Periplo 6. Collana diretta da Attilio Agnoletto), 2002, pagine X+141, «Rosetum», 9-10 (2003) pagina 7.

 

Copertina, Floriani

In copertina: ex voto di un fante italiano tornato dal fronte di Macedonia

 

Testo della recensione

L’omaggio di Attilio Agnolotto, nel suo ricordo in Pietas, nella memoria affettuosa, al prozio Floriani caduto al fronte il 15 settembre 1916, rappresenta l’occasione per lo studio introduttivo di Oscar Drago dal titolo I cattolici e la guerra. Il libro si arricchisce di brani tratti da Remo Cacitti, studioso di storia del cristianesimo antico e docente all’Università degli Studi di Milano: egli tratta del ripudio della guerra da parte dei cristiani nell’epoca primitiva, una strada che dopo l’età di Costantino si è andata biforcando in due direzioni, una delle quali accettava la guerra come un bene, qualora intrapresa per la patria. La guerra poi divenne a volte dovere sacrosanto, se c’era da sterminare pagani o eretici (si pensi all’età di Carlo Magno) o semplicemente eretici (come contro gli albigesi), o “indemoniati” (quali erano ritenuti gli aborigeni del Nuovo Mondo). Più in generale, la guerra si è configurata come “difesa del diritto e della civiltà” contro la barbarie: configurazione concettuale in cui, da una parte e dall’altra, si rivendica il diritto e si accusa di barbarie la controparte. In sostanza, ha il diritto e la civiltà dalla propria parte chi, di fatto, essendo più forte, abbatte la parte avversa. Ma basta l’esser più potenti, l’avere armi più efficaci, per stabilire chi ha il diritto a suo favore? Il pensiero cristiano dovrebbe incunearsi come elemento di dubbio, a tal proposito. Ma il pensiero cristiano, incanalato nella politica della Chiesa temporale, come nel caso della societas christiana medioevale, e interpretato dalle gerarchie del tempo, ha accolto anche la guerra come modalità di soluzione delle controversie. All’epoca, dubbi non ce n’erano: l’imperatore antipapale, per esempio, doveva essere combattuto con la scomunica e con le armi. Nel secolo XX, le indicazioni si sono fatte più complesse: ci si riferisce alla prima e alla seconda guerra mondiale. Oscar Drago offre uno spaccato limpido e preciso delle posizioni, sia a livello delle associazioni cattoliche, sia a livello delle più alte cariche istituzionali: in sintesi, la Chiesa cattolica ha dovuto affrontare lo scontro tra la propria “funzione spirituale” e la sua “organizzazione istituzionale”.

L’esempio di un uomo che guarda al Cielo, servendo la Patria in guerra, in questo libro è nel Diario di Carlo Floriani. Mi piace segnalare, per quanto riguarda lo scenario bellico, l’esaltazione per l’attività e per il carattere degli italiani: “Un nuovo popolo si solleva contro la tirannide teutonica, un nuovo popolo si schiera coll’umanità contro la barbarie, per la libertà e il diritto”. Non si può non riandare, leggendo queste parole, all’entusiasmo espresso da D’Annunzio, che militò nello stesso arco di tempo e nelle stesse terre (e qui si parla proprio di Doberdò, resa celebre da D’Annunzio con La preghiera di Doberdò) in cui diede la vita il tenente Floriani. In fondo, il libro è un ricordo di un uomo caduto al fronte. [Francesco di Ciaccia]

 

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