Giachery, Emerico, 2008

Emerico Giachery, Il canto I del Paradiso, Roma MMVIII, Edizioni Graphisoft, All’insegna dell’occhiale, Seconda serie (Collana ideata da Emerico Giachery e Andrea Rivier) , pagine 29 + CD audio, in Literary.it, 2 (2011).

 

Copertina, Giachery

 

 

 

Testo della recensione

Emerico Giachery, confermando il suo stile abituale e la sua metodologia consolidata, focalizza immediatamente la sostanza del discorso poetico e concettuale con pensieri stagliati e con riferimenti critici proposti con assoluta naturalezza – tra l’esposizione personale e la citazione degli autori con un effetto di grande piacevolezza di lettura del suo testo.

Il commento al canto del Paradiso si snoda tra considerazioni teologico-filosofiche e analisi testuali ed estetiche. Sul piano tematico – con indicazioni anche lessicologiche – è posto in primo piano il respiro cosmico, che è fondamentalmente metafisico, dell’incipit dantesco. Ciò è operato non solo a proposito del termine “gloria” – che ha risonanze semantiche e concettuali di ascendenza biblica, su cui il Commentatore riflette in specifiche osservazioni attente e precise (pp. 6-7) -, ma anche nella triplice scelta verbale di “move-penetra-risplende”, che prospetta per l’appunto la causazione ontologica e l’universalità cosmica.

Molto interessante mi sembra l’accento posto sul primo verso. Esso costituisce la sintesi completa e sostanziale di tutto il canto. Il Commentatore, sempre con strette connessioni stilistico-concettuali, ne coglie la forza estetica e il significato filosofico in questi termini:

“«La gloria di colui che tutto move» ha una sua relativa compiutezza. Prima che un verso, l’endecasillabo è del resto una struttura ritmica naturale della lingua italiana […]. Nel caso esaminato si vuole intendere ‘compiutezza’, non nell’accezione estrinseca rigorosamente sintattica, bensì come circoscritta pregranza di senso. Il lettore ad alta voce può permettersi una piccola sosta dopo il verso iniziale. Il quale nel suo breve arco riesce ad accogliere tre segni particolarmente forti: gloria, tutto, move”.

Qui si riscontra una prospettiva del commento di Emerico Giachery, sulla quale ritornerò con un cenno: quella della lettura ad alta voce del testo dantesco.

Il commento si sviluppa tutto, come ho detto, tra orizzonti teologico-filosofici – che per l’appunto costituiscono le linee guida del poema dantesco e segnatamente della terza Cantica – e osservazioni non solo stilistiche ma anche strutturalistiche.

Un pregio del presente commento è quello di fare riferimenti ad altri commentatori e di citarne brani, dando conto delle posizioni di altri studiosi – normalmente, tuttavia, sulla stessa lunghezza d’onda di quella espressa dal Commentatore -, per modo da arricchire il patrimonio culturale del lettore. Oltre a questa serie di utili informazioni, il Commentatore connette il pensiero e i concetti di Dante con autori antichi presi in considerazione da Dante stesso o nella Commedia o in altri testi: una metodologia di analisi, questa, tra le più importanti e fondamentali dell’approccio critico ad ogni testo.

Grazie a tali esplorazioni, la prospettiva del Commento si allarga, senza pedanteria, con la naturalezza, quasi, di chi racconta la “storia” del senso di un testo e delle sue interpretazioni. Con la medesima semplicità espositiva, il Commentatore spiega i passi anche difficili e un po’ “astrusi” – come egli stesso li qualifica (p. 15). Inoltre, offre indicazioni per la lettura a voce alta del Paradiso. La plaquette è in effetti corredata di un DC che contiene la lettura del Canto I del Paradiso stesso. Invero, come afferma Emerico Giachery, lettura e interpretazione sono strettamente connesse, poiché “interpretare è eseguire”: “«ogni interpretazione è esecuzione»”, come disse Luigi Pareyson, grande maestro dell’estetica e dell’interpretazione (p. 24). [Francesco di Ciaccia]

 

 

 

 

 

 

 

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