I Cappuccini ne “I Promessi Sposi”, regia Bolchi

Un film per Manzoni, recensione de I Cappuccini ne “I Promessi Sposi”: antologia fotografica del romanzo di A. Manzoni teletrasmesso dalla Rai nel 1966, regia di Sandro Bolchi, Milano, Artemide, 1987, pagine XV+215, «Rosetum», 1-2 (1989) pagine 26-27.

 

Copertina, I Cappuccini nei Promessi Sposi, 1989

In copertina: Vocazione di San Matteo (particolare) (1602) di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, Roma, Chiesa di S. Luigi dei Francesi

 

 

Testo della recensione

Inizierò la rassegna con una splendida pubblicazione dei Cappuccini e del Manzoni.

Il volume, di grandi dimensioni, propone un’antologia di brani manzoniani, soprattutto riguardanti i Cappuccini ne I promessi Sposi, a corredo e fondamento testuale delle foto. Le riproduzioni fotografiche sono tratte dalla sequenza dello sceneggiato teletrasmesso dalla RAI nel 1966 sotto la regia di Sandro Solchi e presenta in copertina il volto di San Marco del famoso quadro del Caravaggio: un volto dalla potenza intensa, come quella della faccia di fra Cristoforo nello scrutare il guazzabuglio del cuore umano e come quella d’un don Rodrigo, nella difesa acerrima della propria ostilità.

Traggo un brano dall’Introduzione dell’Editore, che ricorda l’opera dei Cappuccini del ‘600, in cui è collocata la vicenda del romanzo: “Permeati di umiltà, sono pressoché i soli capaci di avvicinare oggi l’animo dell’uomo nella sua ricerca di comprensione e di fede individuale e collettiva”.

Gli esempi moderni son tanti, ma ora vogliamo passare alle considerazioni di Sandro Bolchi, affascinato dalla “barba del frate”, come egli intitola il suo articolo a premessa del libro. Così egli s’immagina i Cappuccini: uomini dal volto sparuto e illuminato dal di dentro, “con le carni sempre allegre e gli occhi pieni di aria”; il Manzoni ce li ha resi “vivi e vicini come se abitassero dietro la porta accanto, come se accorressero al primo campanello d’allarme per darci aiuto e sollecitudine”. Ma è ora tempo di vedere queste splendide immagini, che ci pongono sotto gli occhi le interpretazioni di grandi attori. Ne ricordiamo solo alcuni: Castelnuovo, Carrara, Brignone, Pitagora, Vannucchi, Massari, Girotti, Feliciano, Lazzarini, Mastrantoni, Riccardini, Sabatini, ecc. Il volume serve, dunque, non solo per rileggere alcune delle più famose e meno famose pagine manzoniane, ma anche per comprenderle meglio, attraverso la “spiegazione” visiva. Con la regia di un grande professionista e con la viva partecipazione di attori seri, le parole dell’autore si rinfrangono nei gesti, nei volti e nello sguardo dei personaggi del film: la psicologia del Manzoni, finissima e attenta, si carica di maggiore vivezza nell’interpretazione scenica. Perciò l’opera può essere sempre ripresa in mano, ogni qualvolta si voglia capire qualcosa di più del capolavoro manzoniano. Non è un’opera effimera. È un’opera che dura nel tempo. [Francesco di Ciaccia]

 

 

 

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