Rosoli, Gianfranco (a cura), 1989

Scalabrini tra vecchio e nuovo mondo. Atti del Convegno Storico Internazionale (Piacenza, 3-5 dicembre 1987), Introduzione di Gabriele De Rosa, a cura di Gianfausto Rosoli, Roma, Centro studi emigrazione, 1989, pagine 584, «Rosetum», 3 (1992) pagina 23.

 

Copertina, Scalabrini

In copertina: Mons. Giovanni Battista Scalabrini benedice la pietra angolare della chiesa italiana di Utica, New York (15 settembre 1901)

 

 

Testo della recensione

La storiografia si era finora occupata di mons. Giovanni Battista Scalabrini all’interno del movimento cattolico italiano diviso tra conciliatorismo, cui lo Scalabrini aderiva, e intransigentissimo. Nel Convegno, questo aspetto non poteva sfuggire, stante che l’opera “missionaria” di Scalabrini dovette fare i conti anche con le posizioni cattoliche circa le connessioni dell’attività religiosa con lo Stato italiano. E in effetti alcuni studiosi dimostrano l’importanza del problema storico-religioso nella vita di Scalabrini: egli è stato studiato nel contesto della vita politica italiana (F. Ponzi), della spaccatura tra transigentismo e intransigentismo (S. Trinchese) e tra modernismo e liberal-cattolicesimo (L. Bedeschi), come pure nei rapporti con la Santa Sede (D. Veneruso). Tuttavia, per la prima volta lo si esamina criticamente come fondatore di una Congregazione per l’assistenza agli emigranti: argomento sul quale i contributi del Convegno sono stati numerosi (L. De Rosa, S. Tramontin, M.A. Colombo, F. Riccobono, P. Borzomati, L. M. Signor, L. Tosi, O. Confessore, G. Rosoli, ecc.). Per il vero, anche l’opera pastorale di Scalabrini si inquadra nella politica ecclesiastica dell’epoca e ne costituisce una novità ecclesiologica. Egli infatti intendeva l’emigrazione come un “mezzo della Provvidenza” per la promozione umana e sociale della gente (in concreto, della gente povera), e l’assistenza – o meglio, l’educazione – religiosa, civile e culturale da parte dei missionari come un servizio ecclesiale, un’espansione evangelica”. “Senza fini secondari, principalmente politici”, come egli scrisse. E con questa prospettiva prendeva le distanze anche dalla linea “patriottica” del cattolicesimo: dimostrandosi ancora una volta un uomo fedele al passato, con sguardo attento alle novità del futuro. “Tra vecchio e nuovo”, insomma, come si esprime Fausto Montanari. [Francesco di Ciaccia]

 

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