Minotti Cerini Wilma, Alla ricerca di Shanti, II ed.

Postfazione a Wilma Minotti Cerini, Alla ricerca di Shanti, Milano, Prometheus, II Edizione ampliata 2001.

 

Testo della Postfazione

La vita umana è tensione verso l’essere. Per lo spirito umano, l’essere è l’unità degli opposti. La pace è il suo fine.

L’essere non è un dato semplice, univoco: è “ambivalente”. È amore e timore; è gioia e dolore; speranza ed affanno. Il bene e il male. Come nel motto francescano trasmutato da D’Annunzio in: “pax et bonum / malum et pax”.

Bisogna farsi compenetrare dal male, per assorbire la pace. Per raggiungere l’unità dei contrari.

Tutta l’opera poetica di Wilma Minotti Cerini è attraversata dall’esperienza del patimento e del presentimento: il patimento della tensione e il presentimento del fine dello spirito umano. Ma nella linea “Mantra” si cela l’esperienza più forte dell’umana avventura: l’esperienza del “dono”.

Essa è nata, come testimonia l’Autrice, da un momento di magia, al di là della stessa consapevolezza; più che ispirata dall’intimo, è nata da sé, autonoma, senza neppure l’avvertenza da parte dell’Autrice di averla stilata. Dono puro.

Il conseguimento della pace è esso stesso dono della vita: è grazia.

La certezza di essere entrati nella pace non è ancora possesso definitivo. E non può esserlo, finché lo spirito ha ancora respiro di terra, fra il ciclo e gli inferi. Ma è già un “momento di bellezza”. E può bastare ad infondere quella sensazione profonda, sgorgante dagli abissi dello spirito, che annuncia 1’“estrema fioritura”.

Forse, da allora, lo spirito potrà adagiarsi all’ombra delle fronde dell’albero, sorreggersi al tronco forte e sicuro della vita, e sentire in un’aura rinnovata che l’esistere non è più soltanto fantasmagoria di accadimenti. Ma convergenza sapiente di attimi d’eternità (pagine 55-56). [Francesco di Ciaccia]

 

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