AA. VV., Annali manzoniani, 1990

AA. VV., Annali manzoniani, Milano, Casa del Manzoni, 1990, pagine VI, 316, «Studi e Fonti di Storia Lombarda. Quaderni Milanesi», 27-28 (1991) pagine 158-160.

Copertina, Annali Manzoniani

  Testo della recensione

Giancarlo Vigorelli e Umberto Colombo, rilanciando la Serie Nuova degli Annali Manzoniani, interrotti per quasi un decennio, ne ricordano i rapporti culturali con il CNSM, costituito con DL dell’8 luglio 1937 dal Consiglio dei Ministri su proposta di Giovanni Gentile e di Giuseppe Bottai. Poiché l’arco del «Centenario» si è protratto editorialmente ben oltre il 1985, questo primo volume da necessariamente ampio spazio ai saggi valutativi delle più recenti pubblicazioni critiche e delle nuove edizioni manzoniane, offrendo tuttavia, anche attraverso l’occasione recensoria, approfonditi studi ermeneutici e filologici. Ad esempio Renato Marchi (pp. 141-157), discutendo sull’edizione (Marsilio) delle Poesie introdotte da Gilberto Lonardi e commentate da Paola Azzolini, fa comprendere l’assillo del Manzoni in campo linguistico-terminologico e semantico. E non mancano neppure nuove proposte interessanti, come quella, del medesimo Marchi, circa l’individuazione della relazione tra una spiritosa ottava del Manzoni indirizzata al Grossi e Ildegonda del Grossi stesso; o quella circa la diffusione ad opera di Paul Heyse (1830-1914) delle opere manzoniane nei paesi di lingua tedesca (Paola Maria Filippi, pp. 225-239); o quella sulla «storia» della lapide della colonna infame (Guido Lopez, pp. 149-150). Paolo Bosisio (pp. 159-174), occupandosi del Carmagnola (Mondadori, a cura di Bardazzi) e dei recenti saggi sulle tragedie – gli studiosi esaminati sono Giorgio Santangelo, Alfredo Cottignoli, Giorgio Barberi Squarotti, Claudio Scarpati, Angelo Marchese, Gilberto Lonardi, Giovani Bardazzi, Guido Davico Benino, Cesare Molinari -, ripropone la tesi sul valore drammaturgico delle tragedie manzoniane, che nell’Adelchi addirittura «sembra anticipare certi interessi […] di primo Novecento, […] aspirando a tradurre in azione drammatica il flusso della coscienza». Gianmarco Gaspari (pp. 197-218), in un innervato e vivace studio su La pena di morte a Milano nel secolo di Beccaria di Italo Mereu (Neri Pozza, Vicenza 1988), illustra ampiamente gli intrecci ideologici tra Beccaria, Foscolo e Manzoni: intrecci complicati e anche conflittuali, dato che, se da un lato un cattolico non poteva accettare il criterio dell’«utile» come fondamento della «giustizia», d’altro canto neppure il Manzoni riusciva a obliterare la dottrina che riduceva la morale all’interesse, come egli stesso confidava al Cousin nella lettera del 1829. Del resto i feroci processi del 1821 spingevano il Manzoni non solo ad una riflessione sulle leggi civili e penali, ma anche alla considerazione, sottesa nel Fermo e Lucia, che l’evoluzione del diritto e delle altre espressioni «di questo mondo» soggiace ai «colpi» di fattori contingenti sotto la spinta di «interessi» storico-sociali.

Nella specifica sezione delle recensioni (pp. 253-313), chi scrive (pp. 254-273) ha presentato sette Atti di Convegni manzoniani, le Letture Manzoniane 1987 e La prima stesura inedita della «Lettre a M. Chauvet» di A. Manzoni; Gabriella Cartago (pp. 274-281) gli Atti su «L’eterno lavoro» del Manzoni; Antonia Mazza (pp. 281-288) i volumi biografico-letterari di Gaetano Trombadori, di Ferruccio Ulivi, di Umberto Colombo e di Guido Bezzola; Paolo di Sacco (pp. 288-294) il volume di E. Travi Al servizio della parola: Manzoni e la lingua; Andrea Masini (pp. 295-299) i cinque volumi di Concordanze dei Promessi Sposi (a cura di De Rienzo, Del Boca e Orlando); Clara Leri (pp. 299-309) un libro di Elisabeth Meier-Brugger, «Fermo e Lucia» e «I Promessi Sposi» come situazione comunicativa; Giampiero Tintori (pp. 309-313) un libro di G. Martin sul Verdi.

Il volume degli Annali si impreziosisce inoltre di inediti manzoniani (Georges Saro, pp. 19-25; Ernesto Travi, pp. 27-36, Georges Virlogeux, pp. 37-57): ogni nuovo ritrovamento di inediti, oltre ad arricchire le edizioni delle opere di uno scrittore, serve spesso a correggere precedenti ipotesi di valutazione o attribuzioni di fatto. Lo fa bene risaltare il Travi, pubblicando, tra le altre, una lettera del Manzoni che fondatamente è messa in relazione con due strofette aggiuntive al componimento «per una prima comunione», mentre il Virlogeux rivela alcune delicatezze d’affetto di casa Manzoni in un interessante carteggio tra Alessandrina (Rina) Ricci d’Azeglio e suo nonno Alessandro Manzoni, e tra Matteo Ricci, marito di Alessandrina, e il Manzoni stesso. Un’ulteriore luce sull’entourage manzoniano proviene dall’epistolario azegliano, del cui primo tomo (a cura di Virlogeux) Guido Bezzola (pp. 61-72) sottolinea i rapporti, non sempre lineari e amichevoli, tra d’Azeglio e la famiglia Manzoni.

Per quanto riguarda l’aspetto più propriamente letterario, Sergio Pautasso (pp. 221-224) espone il giudizio del poeta Delio Tessa circa il carattere (il «colore») del Manzoni: che sarebbe quello della «misura», o temperanza, tanto da imprimere al romanzo manzoniano un potere distensivo. Con ampiezza Gaetano Trombatore (pp. 73-106) riflette sul contenuto e sul registro linguistco dei primi quattro Inni sacri. Commistione di vecchio e di nuovo è il segno soprattutto del primo Inno, La resurrezione, determinato «da una forte esigenza di naturalezza, dal permanere della classicità letteraria, e insieme dall’irruzione […] della nuova istituzione etico-religiosa»; e pur nella differenza delle scelte stilistiche dei medesimi Inni, il Trombatore li ritiene «una sola opera» per l’unità di intenti e di prospettive artistiche da cui sono state generate. Di tutti gli Inni sacri, poi, Clara Leri (pp. 107-139) analizza con puntigliosa finezza le correzioni manzoniane e, tra i sottilissimi scavi semantici e le indicazioni strutturalistiche, scopre e segue i «passaggi dell’anima» del Manzoni, come, ad esempio, il fatto che la «crisi del 1817» del Manzoni, nata dal dubbio sulla «consonanza di libertà e verità rivelata», approdi «allo spirito di confessione trinitaria», documentata in una lettera al Tosi il 14 maggio 1824.

In sintesi, il primo volume della Serie Nuova evidenzia l’inesauribile possibilità di indagini sul Manzoni: dopo migliaia di interventi in occasione del bicentenario, sia monografici che miscellanei, sia scientifici che divulgativi, questi Annali hanno fatto il punto su questioni manzoniane recentemente emerse e promettono nuovi studi per i successivi volumi, benché a scadenze non prefissate – così è dichiarato dal Vigorelli (p. 14). [Francesco di Ciaccia]

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