Santarelli, G., 1984

Giuseppe Santarelli, La traslazione della Santa Casa di Loreto: tradizioni e ipotesi, Loreto, Congregazione Universale della Santa Casa, (Ancona, F.lli Aniballi), 19842, pagine 242, «L’Italia francescana», 4 (1985) pagina 482.

 

Copertina, Santarelli, Loreto, 1984

In copertina: particolare di una “traslazione” del sec. XVI

 

 

 

Testo della recensione

Giuseppe Santarelli, con uno studio a carattere critico e su fondamenti scientifici, ritorna sul «problema» della Santa Casa di Loreto, in un momento particolarmente congruo, per i cappuccini, che hanno celebrato il cinquantesimo anniversario del chirografo di Pio XI, con il quale fu loro affidata «l’officiatura e la custodia» della Basilica.

L’autore, in un lavoro organico, già segnalato da Egidio Picucci sull’«Osservatore Romano» (Un importante contributo sulla Santa Casa di Loreto, 20 giugno 1984, p. 7), offre una «ipotesi» ragionata sulla «questione lauretana». Egli ne percorre le tappe, a partire dal 1485. tra i sostenitori della «aurea leggenda del volo angelico» (Presentazione di Mons. L. F. Capovilla) e gli oppositori di simile «miracolo della superstizione», tra cui lo Chevalier. Avvalendosi di risultati archeologici ottenuti a Nazareth e a Loreto, operando una sottile indagine filologica e critica dei testi letterali relativi alla traslazione, e impostando una nuova lettura dell’iconografia loretana, l’autore stabilisce l’ipotesi che membri della famiglia Angeli, imparentati con gli imperatori di Costantinopoli e con i despoti dell’Epiro, «avrebbero trasportato le pietre della casa della Madonna da Nazareth a Loreto» (p. 230) È significativa anche la scoperta di due tornesi, nel sottosuolo della Santa Casa di Loreto, del duca d’Atene, Guido, che governò tra il 1287 e il 1308 – la traslazione è tradizionalmente fissata nel 1291 -, e che era imparentato con la medesima famiglia Angeli.

L’abitazione della Madonna, che fonti antiche, soprattutto del sec. XII, attestano costituita di «cella», o «casa», con «grotta» (pp. 53-58), potè conservarsi, protetta dalla basilica crociata in cui essa teneva il luogo della cripta, nella devastazione del 1263 (pp. 47 ss., e 59-61); di essa, dopo il 1294, non è documentata se non la «grotta», e l’umanista Giovanni Battista Petrucci, (1485) parlò esplicitamente del «sacello rapto», portato a Loreto attraverso il mare. Le pietre dunque, assai probabilmente prelevate dai crociati – cui apparterrebbero cinque croci di stoffa rinvenute nel sottosuolo -, costituirono un sacello, su base muraria preesistente, non lontano dal mare e in posizione strategicamente sicura. La regione prescelta, le Marche, risulta, tra l’altro, quella di Nicolo IV, il papa della IV crociata.

Particolarmente interessante è la lettura del Santarelli delle testimonianze scritte riguardanti non tanto l’immagine, quanto il sacello della «Madonna di Loreto» (pp. 145-182). Convincente è inoltre l’interpretazione delle prove iconografiche (pp. 183-226), alcune delle quali mostrano la «casetta» di Loreto trasportata su nave.

In sintesi, si può affermare che l’«ipotesi» dello studioso, oltre che per il rigore critico è stimolante per il fondamento obiettivo che offre ad una tradizione religiosa, alla quale la ricostruzione critica non nuoce, ma giova. [Francesco di Ciaccia]


Giuseppe Santarelli, La traslazione della Santa Casa di Loreto: tradizioni e ipotesi, Loreto, Congregazione Universale della Santa Casa, (Ancona, F.lli Aniballi), 19842, pagine 242, «Studi e Fonti di Storia Lombarda. Quaderni Milanesi, 10 (1985) pp. 134-136.

 Testo della recensione

Il saggio del Santarelli, che ha già avuto risonanza sulla stampa vaticana (recensione di E. Picucci, «L’Osservatore Romano», 20 giugno 1984, p. 7), merita particolare attenzione, sia per l’argomento in sé, che tante discussioni ha sollecitato nella storia della pietà cattolica europea, sia per il taglio storico con cui l’autore, mediante un’analisi rigorosamente oggettiva, affronta la cosiddetta “questione lauretana”. Il Santarelli, infatti, non indulge a nessuna tentazione devozionale, consapevole che, nell’ambito dei fenomeni storici, sono le prove documentarie a render servizio alla verità, ma, al contempo, senza nulla togliere alla credenza religiosa, che dalla conoscenza della realtà effettuale – in questo caso, “ipotetica” – trae impulso veritiero e fondato.

L’esigenza di capire se, e come, la “casa della Madonna” si fosse spostata dalla Palestina a Loreto, fu per la prima volta e-spressa da Francesco Suriano, nel 1485 (Trattato di Terra Santa), e conobbe ben presto, nel clima riformistico, soluzioni contrastanti. Ad esempio, Pier Paolo Vergerlo, vescovo cattolico passato al protestantesimo, suscitò, con il suo De Idolo Lauretano (Tubinga, 1554), un’apologetica, per reazione, essenzialmente fideistico-teologica, come in Pietro Canisio. L’impostazione “religiosa” come la chiama il Santarelli della “difesa” dell’autenticità della casa lauretana caratterizzò, stereotipicamente, il sec. XVII e buona parte del sec. XVIII, finché non emerse un elemento archivistico inquietante: l’esistenza, nel territorio di Loreto, della chiesetta S. Maria in fundo Laureti, documentata fin dal 1195, mentre la “traslazione” della S. Casa era tradizionalmente collocata nel 1291 (M. Sarti, 1755). Venne il dubbio, allora, che la cosiddetta “S. Casa” non fosse stata altro che quella chiesetta stessa. Sulla questione discussero, vanamente, gli storici del 700, fra cui il Vogel e Monaldo Leopardi, “investigatore attento delle memorie patrie”. Il Santarelli sostiene prove convincenti che collocano, topograficamente parlando, la chiesetta S. Maria in fundo Laureti in luogo diverso da quello dell’attuale S. Casa (cioè in valle, e non già sulla collina Monte Frodo), ma il cui toponimo è probabile sia stato trasferito, successivamente, alla zona elevata dove fu ricostruita la S. Casa stessa. Una consistente opposizione contro la “leggenda” della traslazione fu impostata, nell’800, sulla lettura critica dei testi; il più agguerrito critico fu Ulisse Chevalier, di cui fu detto: «Dopo il libro di Renan che negava la divinità del Cristo nessun libro ha destato tanto rumore nel mondo cristiano […]». Solo nel 1960, tuttavia, la discussione si spostò su un piano di concretezza, grazie agli scavi archeologici compiuti a Nazareth e a Loreto, allo studio filologico dei testi documentar! (risalenti, tra i più noti, a Pietro Diacono, a Willibaldo e a Sewulfo) e letterari (già di Nicolo da Poggibonsi, 1335, e poi di umanisti). Emerse, ad esempio, che solo fino al 1291 si era parlato della “camera” della “casa” di Nazareth, mentre, dopo, soltanto della “grotta” della medesima casa nazarethana.

La casa (“camera”) di Nazareth potè salvarsi dalla distruzione musulmana, in quanto protetta nella cripta della basilica bizantina, abbattuta nel 1263. La mancanza di fondamenta della S. Casa di Loreto, poi, del resto costruita su un preesistente basamento, si spiega con la “modesta quantità” di pietre della medesima “casa”, che indubbiamente proviene dalla Palestina. Su queste pietre loretane sono stati rinvenuti graffiti simili a quelli palestinesi, e tra esse sono state trovate cinque croci di stoffa dei crociati, due tornesi di Guido de La Roche, duca d’Atene, ed altri significativi elementi. Il duca d’Atene fa pensare alla famiglia Angeli, cui egli era imparentato attraverso la madre Elena Angeli Comneno. Alcuni membri di questa famiglia, imparentati anche con gli imperatori di Costantinopoli, avrebbero trasportato, come risulterebbe da documenti degli archivi vaticani tuttavia irreperibili, e testimoniati da studiosi all’inizio del sec. XX -, le pietre della casa di Maria da Nazareth a Loreto. La ricostruzione, in suolo italico, avrebbe subito spostamenti provvisori, fino alla collocazione attuale per ragioni strategiche, e, comunque, nella regione di Nicolo IV, marchigiano. L’analisi critica delle fonti d’epoca umanistica, avallate da scoperte iconografiche, svelano il “trasporto per via mare” del sacro sacello. Alla fine del capillare studio, che affronta molti altri problemi oggettivi, l’autore nota come, a differenza di altre “reliquie” di Terra Santa, per la Casa della Madonna non si conosce nessun’altra rivendicazione al di fuori di quella del Santuario di Loreto. Per giunta, esso assurse, fin dal ‘400, a primario centro ma-riano, senza che vi siano stati attribuiti, all’origine, fenomeni “miracolosi”.

Il Santarelli conclude: «[…] il materiale del nucleo originario della S. Casa, in tutto o in parte, può considerarsi autentico, e […] il trasporto miracoloso è un’amplificazione letteraria successiva». [Francesco di Ciaccia]

 

 

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