Monelli, Nanni, Loreto, 1991

Nanni Monelli, La Santa Casa a Loreto. La Santa Casa a Nazareth, Loreto, Congregazione universale della Santa Casa, 1991, pagine 126, «Rosetum», 1-2 (1993) pagina 30.

 

Copertina, Monelli, Loreto

Testo della recensione

Gli studi sulla S. Casa di Loreto sono stati sempre più frequenti e agguerriti, scientificamente, nell’ultimo decennio, in particolare ad opera di Padre Giuseppe Santarelli, cappuccino, direttore del Messaggio della Santa Casa di Loreto e attento filologo, educato alla scuola di Alberto Chiari dell’Università Cattolica di Milano.

Superando facili leggende – non supportate da fonti documentarie – ha sottratto il mito del “volo degli angeli” celesti al ragionevole dubbio di coloro che non riuscivano a capacitarsi come il cielo avesse fatto così poco, per la sacra famiglia di Nazareth: cioè, come avesse incaricato uno stuolo d’angeli – ne sarebbe bastato solo uno, tuttavia – per far volare dalla Palestina in Europa la casa benedetta. E perché non salvare, allo stesso modo, la croce su cui esalò l’ultimo respiro proprio lui, Gesù? Perché lasciare ai profani la mangiatoia, dove, appena nato, il Figlio fu deposto da sua madre? E il cenacolo, dove i trepidanti discepoli, con Maria, ricevettero lo Spirito – primo atto della Comunità dei fedeli! -, perché non trasportarlo in qualche luogo ameno, lontano il più possibile dalle armi distruttrici? Disegni divini? Piuttosto, contingenze umane: alcuni crociati prelevarono, a mo’ di reliquie, il materiale di costruzione della casa di Nazareth e lo portarono “sulle acque”, cioè su navi, nelle loro contrade. Santarelli ha già scritto interessanti, critici ed importanti saggi su questa questione – che a suo tempo ho recensito -, editi dalla Congregazione Universale della Santa Casa, e qui mi corre l’obbligo di segnalarli: Ipotesi sulla traslazione della Santa Casa di Loreto, 1980; La traslazione della Santa Casa di Loreto. Tradizione e Ipotesi, 1984; Indicazioni documentarie inedite sulla traslazione della Santa Casa di Loreto, 1985, cui seguirono Tradizioni e leggende lauretane, 1990. All’approssimarsi del Centenario della traslazione della Santa Casa, tradizionalmente fissata nel 1294, gli studi proseguono con fervore, ed ora abbiamo un saggio di un Nanni Monelli, ingegnere e architetto, presidente della Federazione degli Ordini degli Ingegneri delle Marche. Il suo libro si divide in due parti: nella prima egli analizza le peculiarità costruttive della Casa lauretana in rapporto ai metodi ingegneristici delle costruzioni locali; nella seconda, egli riscontra le congruità strutturali e le attinenze archeologiche rispetto alla grotta di Nazareth, cioè il luogo di cui il vano a tre pareti – la Casa di Nazareth – sarebbe il naturale complemento abitativo. L’incidenza scientifica e critica di questi studi è data soprattutto dalla penuria – o dal “silenzio” – delle testimonianze letterarie. Ma giustamente il Santarelli osserva che, tutto sommato, queste testimonianze fisiche, “involontarie”, della “cultura materiale” sono più preziose di quelle letterarie: poiché i documenti scritti, che sono “volontari”, soggiacciono facilmente ai condizionamenti, alle scelte soggettive, alle astuzie umane. Quali sono le anomalie, in sintesi, della casa di Loreto rispetto alle costruzioni del luogo? L’uso delle pietre, di contro all’uso dei mattoni nella zona centro-meridionale, appunto, delle Marche; l’edificazione di tre pareti – tante sono quelle venerate come autentiche -, invece che quattro, per di più senza fondamenta e inoltre compiuta su una pubblica strada. Questi ultimi dati risalgono ai precedenti esami svolti mediante gli scavi archeologici del 1962-1965. Altre anomalie convincono che ci si trovi di fronte non già ad una qualunque sacra cappella, ma ad una particolare “reliquia”: tra l’altro, sembra strano che sia stata ben presto messa in opera tutta una serie costosissima di salvaguardie edilizie per tenere in piedi una qualsiasi edicola sacra, o chiesetta. Al contrario, le incongruenze si risolvono se la Casa viene messa a confronto, e accanto ad essa, con la Grotta di Nazareth. Si comprendono in tal modo la posizione della porta e della finestra, si scopre che la misura del vano – la “Camera” lauretana – e lo spessore dei muri si conformano con i criteri di grandezza ebraici. Ma determinanti sono le osservazioni sulla natura della lavorazione delle pietre: il genere di lavorazione di queste pietre, che costituiscono la Casa di Loreto, è tipico della Palestina ed era ignorato non solo nel medioevo marchigiano, ma anche nel mondo romano e in quello crociato. Il discorso del Monelli è sempre tecnico e scientifico; ma l’argomento è anche di quelli che invogliano la lettura. Nitide fotografie e schizzi didattici agevolano la comprensione del testo. Che d’altronde resta piacevole.

 

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