2020 – Guerra carestia peste. Con i Frati Cappuccini nell’opera manzoniana

Guerra carestia peste. Con i Frati Cappuccini nell’opera manzoniana, Presentazione di Costanzo Cargnoni, Milano, Edizioni Biblioteca Francescana («Centro Studi Cappuccini Lombardi». Nuova serie; 6), 2020, pp. 549 + 64 illustrazioni f.t.

Copertina del volume pubblicato
Alessandro Manzoni e i Cappuccini, da una foto originale con firma autografa del Manzoni nella sua vecchiaia e da una stampa antica con i frati cappuccini nel servizio degli appestati (Materiale dell’APCP)

Recensioni e segnalazioni

Giovanni Spagnolo, in «Fra Noi. Notiziario», Provincia dei Frati Minori Cappuccini di Lombardia, 84 (2020) pp. 20-22; poi in «italia francescana», 1-2 (2020) 185-188.

Non capita tutti i giorni, nella nostra epoca informatizzata e degli e-book, prendere tra le mani un libro e sentire l’odore tipico del “fresco di stampa” che associo, spontaneamente e assai volentieri, all’odore del pane appena sfornato e di tutto ciò che nasce e vede la luce (lo stesso si diceva infatti dei libri appena stampati).

Questa la gradita e gioiosa esperienza che ho potuto sperimentare, pur in un contesto di rigido isolamento per la mia positività al COVID-19, cominciando a sfogliare il libro davvero voluminoso che il prof. Francesco Di Ciaccia aggiunge alla sua già consistente bibliografia, che spazia dalla storia alla letteratura, alla filologia e alla saggistica, come si può verificare nella pagina a lui dedicata nel sito www.literary.it e nel suo sito www.diciaccia.it e dalla nota 2, alle pp. 5-6 di questo volume.

In realtà questa pubblicazione, che arricchisce la nuova serie della collana del Centro Studi dei Cappuccini Lombardi, tenacemente rilanciata da Costanzo Cargnoni, che non ha certo bisogno di presentazioni, per la sua arcinota competenza in tutto ciò che riguarda la storia e la spiritualità dei cappuccini, potrebbe essere considerata come la somma di tre distinti saggi, un “trittico” appunto lo definisce lo stesso Cargnoni in Una presentazione che apre il libro.

Naturalmente, in questa parte introduttiva, padre Costanzo approfondisce la parte che gli è più connaturale e cioè il ruolo e la presenza dei frati cappuccini, non solo nell’opera manzoniana, ma nella storia in generale, mettendo in evidenza, per esempio, con documenti d’archivio inediti, quello che era il rapporto dei cappuccini con il Manzoni, anche in relazione alle scelte e simpatie politico-filosofiche dello scrittore, in modo particolare il “liberalismo” e il “rosminianesimo”, nella cui querelle diversi frati, non solo lombardi, furono coinvolti.

Ma anche su guerra, carestia e peste non mancano precisazioni e indicazioni preziose che certamente aiutano a capire, e nello stesso tempo a valutare, le scelte dell’Autore che portano al capolinea di tutto il lungo percorso: una cappella costruita nell’800 a Condino, in Trentino, per ricordare i morti di peste e di fame del 1630 e “Qui la nostra memoria storica si trasforma in preghiera” (pp. 5-14).

A mo’ di premessa, in una sorta di prefazione, che l’Autore intitola simpaticamente Panoramica corsara (pp. 15-19), sono offerte alcune chiavi di lettura del volume, precedute da una professione di umiltà che depone a suo favore: “devo tutto a chi mi ha preceduto” e che il lavoro offerto in queste pagine “consegue ad anni di letture e studio, ma anche a un impulso di chiarificazione intorno ad alcuni interrogativi su alcuni punti delle problematiche in oggetto” (p. 15).

Sulle tematiche trattate e le implicanze politiche, che ne fanno da cornice e da sfondo, l’Autore offre poi qualche generica indicazione metodologica, ma anche sulla “complicata e dibattuta concezione dell’intervento demoniaco nelle vicende umane nella modalità sia dell’operatore fisicamente diretto, sia del mandante degli operatori umani”, la scelta “è puramente e limpidamente a favore della concezione espressa, limpidamente e puramente, da Alessandro Manzoni” (p. 19).

La prima parte del trittico del prof. Di Ciaccia affronta il problema, forse storiograficamente più ricorrente, e cioè quello della Guerra e rivoluzioni (pp. 25-194), con particolare attenzione naturalmente alla guerra nei Promessi Sposi, colonna sonora di tutto il romanzo, che vedrà poi in azione sterminatrice e inquietante la carestia e la peste.

In parallelo, in altri due capitoli, l’Autore non manca di analizzare, e in qualche modo interpretare, sia le Guerre rivoluzionarie che le Guerre ideologiche,in cui riesce a innescare quelle che lui chiama parentesi o riflessioni “extravaganti” (p.17) che gli offrono però l’agio, in questo caso, di parlare di “Provvidenza” e del “Patriottismo del Manzoni”, in prospettiva di quelle che saranno poi le Guerre ideologiche risorgimentali che non escludono le “controversie fra i cattolici”.

Nell’Appendice a questa prima parte, Di Ciaccia mette a confronto “l’indole e il pensiero politico” di Manzoni e di Massimo d’Azeglio e, pur evidenziando le differenze tra i due, dovute soprattutto ai loro diversi modi di agire, li qualifica come “artefici di prim’ordine del Risorgimento” (p. 188).

La seconda parte del volume affronta, in due corposi capitoli, la Carestia (pp. 197-264) a partire dalla descrizione che ne fa il Manzoni con l’inserzione di due personaggi protagonisti del romanzo: il cardinale Federico e Renzo, entrambi in relazione al pane con l’approfondimento, assai interessante ed originale: Il dono dell’<inutile> e i sospiri nel Palazzo (pp. 221-231).

Nel secondo capitolo il prof. Di Ciaccia colloca interessanti excursus e riflessioni “extravaganti”, sempre pertinenti e avvincenti, non trascurando collegamenti che includono “L’elemosina nelle Osservazioni sulla morale cattolica” e “Elemosina ed economia”, argomenti che da sempre hanno alimentato, e continuano ad alimentare, un vivace dibattito a più voci.

La peste occupa la Parte terza di questa orchestrale narrazione, in cui il prof. Di Ciaccia ha fatto confluire, come sappiamo, gli studi e le ricerche di tutta una vita partendo, nel capitolo primo, ad occuparsi della peste e dei frati cappuccini (pp. 267-359) anche alla luce del sottotitolo Con i frati cappuccini nell’opera manzoniana, in cui largo spazio ha l’analisi di un classico sull’argomento e cioè il Dialogo della peste di Paolo Bellintani da Salò (pp. 303-336).

Nel capitolo secondo l’Autore concentra la sua attenzione sulla Parola e sul Processo, privilegiando da un lato il “ragionamento” di Felice Casati (p. 365) e la “traversata di redenzione” con la sua “vigna”, indice “della dissoluzione” (p. 392ss) e dall’altra analizzando “il sogno di don Rodrigo” (p. 398ss). L’ultima parte del capitolo, il paragrafo 2, è occupato dal “processo agli untori” (p. 405ss) che culmina con le interessanti riflessioni sulla Storia della colonna infame che il prof. Di Ciaccia non esita a definire un vero e proprio “romanzo <religioso>” (p. 461ss).

Pertinente a questo argomento, è l’Appendice alla parte terza in cui l’Autore narra La peste del 1630 nelle Giudicarie, che costituisce il nucleo di quella peste “chiamata, letterariamente, manzoniana” e l’assistenza dei cappuccini nei Lazzaretti, descritti qui con toni di crudo realismo (p. 473ss).

Scrupolosamente, alla fine della sua narrazione, il prof. Di Ciaccia elenca, in ordine alfabetico, i Testi citati o menzionati (pp. 485-512), inusuale ma assai utile repertorio, le Indicazioni bibliografiche (pp. 513-523), i Nomi di persona (pp. 525-542) e l’Indice delle illustrazioni, 64 per l’esattezza, a colori e in b/n, disseminate sapientemente lungo tutto il volume, gioia per gli occhi del lettore e corredate da opportune e dettagliate didascalie (pp. 543-546).

Nonostante la brevità e l’inadeguatezza di questa recensione, vogliamo comunque esprimere la nostra gratitudine al prof. Francesco Di Ciaccia che ha messo a disposizione di tutti gli studiosi e – perché no? – anche dei curiosi, un materiale così sconfinato, utile per approfondire tre temi: la guerra, la peste e la carestia, vere colonne sonore, anche con nome diverso, in questa strana avventura che è la storia di esseri smemorati altrimenti detti uomini. [Giovanni Spagnolo]

Luciano Nanni, Literary.it nr. 6/2020. Saggistica

Come testimonia questo rilevante saggio, la lettura di un romanzo, sia o no a carattere storico, richiede un approfondimento, segno che la scrittura possiede tali prerogative in virtù del suo collegarsi in ogni caso a un ipertesto.

Le tre parti del romanzo mettono in luce un’attività preziosa dal punto di vista umano e organizzativo: quella dei frati cappuccini durante particolari periodi di crisi. Nello stesso tempo il saggio definisce le idee del Manzoni in rapporto a quegli eventi: una condizione che potremmo ritenere laica e insieme religiosa, ma tenendo separati i due elementi.

Credere come taluni hanno ipotizzato che I promessi sposi sarebbero una specie di feuilleton all’italiana è un errore di valutazione: il romanzo è invece un modello per chi intende scrivere lavori di questo tipo, e modello anche, sia chiaro, per l’uso mirabile della lingua italiana.

Del resto il Di Ciaccia ci introduce nelle qualità narrative pur partendo da un soggetto, ossia i frati cappuccini visti nell’ottica dello scrittore. Disquisire poi se i frati cappuccini fossero conservatori o progressisti ha un senso assai relativo, tenendo presente la funzione che essi svolsero e, pensiamo, ancora svolgono, con quel senso di umanità e carità cristiana che va facendosi sempre più raro.

Se la guerra è una sciagura creata dagli esseri umani, ma soprattutto da chi li comanda, ne consegue la carestia, con i risultati che ciascuno può immaginare. Il terzo capitolo è il più impressionante. La peste, con le dovute proporzioni, quale flagello ‘naturale’, riflette la sua incidenza nell’oggi, in quanto siamo colpiti da un virus che fortunatamente può venir contrastato in misura più adeguata.

Le descrizione degli effetti della peste che troviamo nei Promessi sposi (siamo nel 1630) è terribile: invitiamo perciò i lettori a prenderne atto leggendo questo libro. Un vero inferno in terra. E spesso, chi aveva possibilità economiche poteva in qualche modo sfuggirvi. Simile calamità fa uscire il meglio e il peggio di ogni individuo. I frati cappuccini esprimono il meglio, soccorrendo e affrontando il contagio, al punto che verranno delegati dalle autorità civili.

Questa opera fondamentale nasce indubbiamente da una solida cultura. Numerose le illustrazioni. Completano il volume: indice dei testi citati o menzionati; indicazioni bibliografiche; indice dei nomi di persona; indice delle illustrazioni; indice generale.

Home  ARTI  https://pyramedia.it/guerra-carestia-peste-con-i-frati-cappuccini-nellopera-manzoniana/

Il libro che qui annuncio è: Francesco Di Ciaccia, Guerra carestia peste. Con i Frati Cappuccini nell’opera manzoniana, Milano, Edizioni Biblioteca Francescana, 2020, pagine 549 + 64 illustrazioni f.t., in b/n e a colori, € 34,00 (I.C.), ISBN 978-88-7962-335-3. https://secure.gravatar.com/avatar/37225f422947bdc142808ee1a08a9f50?s=90&d=mm&r=gBy Daniele130Mag 28, 2020, 15:25 Pm0 Redazione Daniele | Romaweblab

Tre disgrazie, tre dolori, tre ecatombi. Guerra carestia peste. Ognuna, la causa più ricorrente della morte in uno stesso tempo. E quando intervengono tutte insieme, l’umanità è stravolta. Come è avvenuto spesso. È avvenuto spesso, perché guerra significa distruzione, distruzione vuol dire perdita di molte risorse produttive, e l’una situazione e l’altra favoriscono le malattie.

Il libricino che presento ripercorre queste disgrazie, queste sofferenze, questi catafalchi rileggendo l’opera manzoniana. Dico catafalchi, cioè morti. Ma anche palchi. Sì, palchi di una ulteriore distruzione: quella della ragione. Il libricino non risparmia il capitolo di maggior penosità, il “sonno della ragione”, quel sonno che genera mostri, cioè li crea, per scagliarsi contro gli ingenui, contro gli insignificanti, contro gli inventati untori. Perché il sonno della ragione ha bisogno di credere il falso, cioè che la ragione sia vigile, sia sveglia.

Oggi, in tempo di pandemia, non ci abbandoniamo alla corsa contro il capro espiatorio, per scorticarlo, esibirlo, innalzarlo sul palco della tortura e della croce. Però abbiamo qualche motivo per imparare alcune sagge indicazioni di quei tempi, quando alcuni, pochi o molti che siano stati, hanno mostrato con le opere come si deve guardare il mondo, l’uomo, il destino. E abbiamo anche da guardare alle esperienze che sono state fatte, in quel passato. Che potrebbe essere presente. E futuro.

Nello scorrere la tragedia della peste seicentesca, un dato ci riempie di gioia il cuore: di contro alla codardia dei medici di quel tempo, la dedizione di tutti gli operatori sanitari nell’attuale pandemia ci colma di comune orgoglio: comune, perché è un esempio per l’umanità. All’epoca, riferisce il Manzoni a seguito degli storici coevi alla peste, gli ospedali rimasero «senza medici; e, con offerte di grosse paghe e d’onori, a fatica e non subito, se ne poté avere». Oggi, essi si sono offerti, a volte, senza neppure essere richiesti; e sono morti senza risparmiarsi.

Come autore del presente libricino mi sento di dissuadere dal leggerlo, se dal passato non si vuole imparare qualche cosa. Perlomeno una: che non si impara mai abbastanza.

Le precedenti aggressioni del morbo non presentano né possono presentare le stesse caratterizzazioni – scientifiche, sociali, organizzative, mentali – di quelle odierne. Ciò è un dato sicuro. Ma è anche certo che alcune pulsioni psicologiche risuscitano, pur ricalibrate e aggiornate, come al tempo della “peste manzoniana”.

COMUNICATI STAMPA.NET Le riflessioni del Manzoni su guerra e pestilenze: quando la mente si lascia vincere da presunzione e stoltezza BY FRANCESCO DI CIACCIA ON 12 GIUGNO 2020 CULTURA, NAZIONALI https://www.google.com/search?client=firefox-b-d&q=guerra+carestia+peste.+con+i+frati+cappuccini+nell%27opera+manzoniana

Roma, 12 giugno 2020 – È stato pubblicato lo studio che si propone di analizzare “I promessi sposi”, il capolavoro manzoniano, che tratta un punto di vista particolare: la presenza di quel che di peggio esiste nel mondo, di quel male che nella storia assume diverse forme. Quasi un quadro apocalittico, a livello civile, morale, esistenziale.

L’opera, dal titolo “Guerra carestia peste con i Frati Cappuccini nell’opera manzoniana“, elaborata dal Prof. Francesco Di Ciaccia, docente presso l’Università Statale di Milano, al Dipartimento di Filologia moderna, ed esperto dell’opera manzoniana, accosta successivamente le tre tematiche ricordate nel titolo: la guerra, la carestia e la peste, cogliendo quanto di queste realtà sia imputabile alla mente umana quando non sia sorretta dalla fede, e si lasci vincere dalla malattia del volere, dalla presunzione e dalla stoltezza.

Parlare di distruzioni e massacri, parlare dei morsi della fame e dell’inedia generalizzate, parlare di patimenti con lo spettro di pandemie che prostrano il tessuto sociale non significa altro che parlare dell’umanità.

Raccontare la storia universale. Ma non è tutto. Se fosse solo questo, sarebbe quasi un bel vivere. Si deve anche parlare di offuscamento dell’intelletto, si deve anche dire del dominio dell’“opinione” sulla ragione.

La coscienza ne resta stordita. E si affollano i pregiudizi, si addensano le paure, si scatenano ingiustizie. Tutto ciò, ho detto, non è romanzo. O meglio: è romanzo. Ma romanzo così desolante, che è realtà storica: avvenimenti nel tempo e nello spazio.

Tutto questo è nell’opera di maggior successo di Alessandro Manzoni.
Però, nella storia c’è anche la consolazione di contro alla disperazione, c’è anche il dono di contro alla rapina, c’è anche la difesa del giusto e del debole di contro alla sopraffazione e all’angheria, e c’è l’amore, che cura, di contro all’incuria.

E questo è romanzo. O meglio: non è romanzo.

È romanzo così verosimile, che anch’esso diventa realtà.

Si tratta, per dirlo con un titolo, de “I promessi sposi”, con l’Appendice della Storia della Colonna infame.

“Certo, nel libricino che io presento c’è anche dell’altro. C’è studio critico, c’è indagine storica, c’è qualche osservazione addirittura filosofica, se non proprio teologica, e c’è molta storia dei frati minori cappuccini nel loro servizio, diventato addirittura ufficiale, pubblico, socio-civile, nella società europea Cinque-Seicentesca, alla popolazione strapazzata dalla pandemia” spiega il Prof. Di Ciaccia.

Si tratta dunque di un libricino, sì, ma abbastanza variegato da prendere in considerazione, ad esempio, anche i rapporti di Alessandro Manzoni con le istanze risorgimentali dell’Italia, la sua posizione nei confronti del potere temporale del papato.

“Ma c’è anche spazio per immersioni esistenziali nel romanzo e fuori dal romanzo, per stralci biografici e storici su personaggi ed episodi, nel romanzo e fuori dal romanzo, come la cantonata della cannonata in un cantone di Milano, in quel di Monforte, il 9 maggio 1898. In pratica c’è da leggere e c’è da tralasciare. Tutto dipende dai gusti, dal tempo e soprattutto dalla curiosità“, conclude il Prof. Francesco Di Ciaccia.

PADOVA, 28 agosto, 2020 / 4:00 PM (ACI Stampa) https://www.acistampa.com/tag/francesco-di-ciaccia

Letture, i cappuccini a Milano, dalla peste di Manzoni alle persecuzioni moderne. Un libro ripercorre il lavoro dei Cappuccini milanesi di Caterina Maniaci

1630, a Milano, nel pieno della pestilenza che sta decimando la popolazione. Renzo Tramaglino vaga per la città stretta dal terrore e dalla morte, assiste con il cuore dolente a scene colme di pietas, come quando incontra la giovane madre che porta in braccio la figlioletta morta nel carro degli orridi monatti.

Entra nell’inferno del Lazzaretto, in cerca della sua Lucia e di tutti quelli che ha perduto, nelle convulse vicende degli ultimi anni. Nel Lazzaretto incontra fra Cristoforo e alcuni suoi confratelli, che ogni giorno vivono in questo girone dantesco tentando di portare un po’ di luce e di fede. Alessandro Manzoni ha creato scene memorabili nei suoi Promessi Sposi, ma se le sue “creature” sono appunto scaturite dalla fantasia creatrice è alla realtà storica e a quella che conosceva personalmente che lo scrittore ha guardato per creare il suo capolavoro e consegnare all’immaginario collettivo anche figure memorabili di religiosi che davvero hanno dato testimonianza della loro fedeltà alla propria vocazione. I cappuccini, soprattutto.

Con il loro saio riconoscibile da lontano si sono aggirati per secoli nei luoghi più tristi e pericolosi, tra tormenti, malattie, solitudini, morte. I cappuccini hanno dimestichezza con le sciagure della vita degli uomini, le condividono, nella consapevolezza che, in questo modo, rendono visibile e concreta la misericordia divina nella vita quotidiana. Un grande santo cappuccino è Leopoldo Mandic, così caro a tanti pellegrini che anche in tempo di pandemia non hanno rinunciato a visitare il santuario a lui dedicato, a Padova.

Di recente è stato pubblicato un saggio sul tema Guerra, carestia, Peste. Con i Frati Cappuccini nell’opera manzoniana, scritto da Francesco Di Ciaccia, docente, studioso di chiara fama proprio del corpus manzoniano, autore di numerosi studi e saggi. Questo studio, in particolare, analizza il mondo dei Promessi Sposi anche dal punto di vista della presenza dell’ordine religioso, in primo piano nell’ordito narrativo del romanzo. A cominciare dalla presenza del formidabile fra Cristoforo. Lo vediamo, ad esempio, uscire dal suo convento a Pescarenico, mentre osserva il paesaggio intorno a lui, sprofondato in una visione non pervasa dal senso idilliaco della campagna, ma dalla consapevolezza della miseria e delle difficoltà in cui vive la maggioranza della popolazione, esposta ai colpi dell’arroganza di signori e signorotti, dalle guerre condotte per ambizioni e sogni di potere, per un diffuso uso dell’oppressione e della violenza. Incontra persone, a cui non può neppure fare dell’elemosina e può offrire loro compassione e preghiere. Del resto, come viene ampiamente sottolineato nel saggio stesso, i cappuccini considerano la legge della carità come imprescindibile, a cui si sottopongono con una disciplina rigorosa, anche fisica.

Nella Presentazione del saggio fra Costanzo Cargnoni ricorda che i frati sono stati a lungo nell’assistenza ai condannati a morte, ai malati gravi, a cominciare dagli appestati. Si cita l’esempio di san Giuseppe da Leonessa, a testimonianza di ciò.

Il saggio del professor Di Ciaccia permette di compiere un viaggio nel mondo manzoniano, un mondo, come sottolinea l’autore, segnato dal male e dalla caducità umana ma al tempo stesso riconsacrato a Dio attraverso gli umili, i dolenti, gli oppressi e a chi si fa “prossimo” accanto a loro. “Anche la natura si colora di divino e direi proprio di un divino inteso nel senso cristiano, nell’opera del Manzoni”, scrive Di Ciaccia, ricordando, tra gli altri, l’episodio di Renzo che ritrova il fiume Adda dopo aver vagato nel terrore per tutta la notte, e nell’alba sente il rintocco delle campane e tutto quello che lo circonda è animato da questo senso della Grazia che spira ovunque.

Un saggio dunque per riscoprire dunque l’infinito mondo dei Promessi Sposi, quell’esperienza della peste che tanto ha da dire anche ai nostri giorni. Ma anche la presenza di un ordine religioso, come quello dei cappuccini, scaturito dal rigoglioso fusto della spiritualità francescana, la cui storia si intreccia con la Storia universale, talvolta riuscendo a trasformarne persino il corso. Questo appare con chiarezza attraverso una figura e una “storia nella storia”, citata nel saggio e che da sola varrebbe la trama di un romanzo: frate Pacifico dalla Scala, spintosi nei luoghi del Levante, come scrive lui stesso da Aleppo il 19 luglio 1627 al padre Guardiano dei cappuccini di Messina. Nella lettera egli spiega che “si è già fondato un conventino nella città di Costantinopoli, con meraviglia (…) anche dei turchi che pure, per carità, ci fanno abbondanti elemosine. (…) Abbiamo ottenuta dal Grande Turco l’autorizzazione di abitare non solo in questa città di Aleppo e di vivere secondo la religione cristiana, ma di andare in tutti gli stati dove ci sembrerà opportuno. Il grande signore permette a tutti i cappuccini di andare e di abitare in tutte e città, villaggi e castelli del suo impero, di celebrare la messa, di predicare e battezzare coloro che sono attirati da Dio al cristianesimo secondo la nostra legge, senza che nessun pascià, giudice, turco o soldato possa impedirlo che ci venga imposto di pregare in alcuna maniera, né per i viaggi e neanche per passare in quelle zone dove vorremmo insediarci: un’autorizzazione che, finora, non era mai stata accordata a nessuno”. Francesco Di Ciaccia, Guerra, carestia, peste. Con i Frati Cappuccini nell’opera manzoniana, Edizioni Biblioteca Francescana Milano, pp.549, euro 34 Tags: letture I Cappuccini all’epoca di Manzoni Francesco di Ciaccia Edizioni biblioteca francescana

Gioele Marozzi, «Picenum Seraphicum – Rivista di studi storici e francescani», vol. 34 (2020) 208-210.

“La famine, la peste et la guerre, sont les trois ingrédients les plus fameux de ce bas monde”. Così annotava Voltaire nel suo Dictionnaire Philosophique e parimenti, riprendendo un passo di Ugo Dotti, apre la propria Panoramica corsara (p. 13) Francesco di Ciaccia: evidenziando le tre aree tematiche che saranno affrontate nel proprio lavoro, diviso in sezioni intitolate rispettivamente Guerra e Rivoluzioni la prima, Carestia la seconda e Peste la terza. Introdotto da una breve presentazione di Costanzo Cargnoni, dalla citata Panoramica corsara e da una nota metodologica in cui l’autore spiega ai propri lettori i criteri formali seguiti nella redazione delle note così come degli indici e degli altri apparati, il volume si apre con la descrizione della guerra, che, pur non costituendo il tema preponderante de I promessi sposi, offre a Di Ciaccia l’opportunità di trattare argomenti a questo strettamente legati, come il potere politico e la dicotomia oppresso-oppressore. È il secondo paragrafo di questo capitolo, intitolato I frati cappuccini e la guerra “manzoniana” (p. 44), che inserisce la questione letteraria nel panorama degli studi francescani in generale e dei frati cappuccini in particolare, attraverso considerazioni legate al ruolo dell’Ordine in seno a conflitti quali la Guerra dei Trent’anni. Attraverso la descrizione di alcuni personaggi, come Joseph de Paris – al secolo François-Joseph Le Clerc – e il romanzesco fra Cristoforo, nonché di fatti extravaganti (p. 49) quali i dissapori sperimentati in Turchia tra i frati cappuccini e gli osservanti, il lettore è condotto al secondo capitolo, ancora dedicato alle guerre, ma in particolare a quelle rivoluzionarie. È questo il contesto scelto dall’autore per trattare un tema senz’altro molto presente nell’opera di Manzoni, e cioè il ruolo delle alleanze nella determinazione della storia di una nazione: «chi va a combattere un altro popolo, profondendo ricchezze e rischiando la vita, non si muove per andare a fare un regalo a uno “straniero”; anzi, gli stranieri che si sono combattuti tra loro per un terzo popolo si divideranno i beni di quest’ultimo» (p. 87). Di Ciaccia cita l’esempio assai calzante dell’Adelchi e non rinuncia, pur ripercorrendo i passaggi in cui più viva si presenta al lettore la manzoniana provvidenza, a tracciare le linee principali del patriottismo dell’autore lombardo, secondo cui se è vero che «la soluzione armata costituisce l’extrema ratio», è altrettanto vero che «esiste un diritto naturale – un “consacrato diritto”, originariamente divino – all’indipendenza dei popoli (p. 103). Un patriottismo che Manzoni non visse soltanto umanamente, ma affidò anche e soprattutto alle sue opere, come spiegato in Funzione patriottica del romanzo storico e principi liberali ne I promessi sposi (p. 115), il paragrafo che chiude il capitolo II e conduce il lettore alla sezione successiva, dedicata ancora alle guerre, e in particolare a quelle ideologiche. Nell’articolata struttura che l’autore ha impresso al proprio lavoro, in cui ciascuna delle tre parti principali si sviluppa in capitoli a loro volta composti da paragrafi e sotto-paragrafi, un ruolo di grande rilievo viene riservato alle descrizioni e alle argomentazioni, come quella dedicata all’attività della Congregazione per la Dottrina della Fede, affidata alle battute iniziali del capitolo III. Attraverso il ricorso a documenti d’archivio e a paralleli con la letteratura manzoniana, Di Ciaccia descrive conflitti di varia natura, come nel caso del paragrafo Guerra delle idee: il rogo (p. 147), dove la trattazione del tema si unisce a quella delle vicende biografiche di Manzoni, descritte in particolare attraverso la ricostruzione del legame dello scrittore lombardo con i cappuccini (p. 149). Attraverso il confronto tra il pensiero manzoniano e quello di d’Azeglio, trattato nell’appendice alla parte prima, si arriva alla seconda sezione del volume, dedicata al macro-argomento carestia. Anche in questo caso il lavoro si articola in numerosi capitoli e paragrafi, il primo dei quali dedicato alla presenza di questo tema ne I promessi sposi. Di Ciaccia ripercorre i capitoli in cui Manzoni descrivere l’operato di Federigo Borromeo e di Renzo durante la rivolta per il pane, e indugia nella ricostruzione della storia di fra Cristoforo, entrato nell’Ordine dopo aver commesso un omicidio. È proprio questo riferimento a un episodio della vita del frate che permette all’autore di offrire, nel capitolo successivo, un cenno storico sul ruolo dei cappuccini nelle carestie. Il discorso prende avvio «dalle loro origini, intorno al terzo decennio del Cinquecento» (p. 233) e si snoda attraverso la rievocazione di pratiche come quella dell’elemosina delle noci – cui è dedicato il paragrafo La fiaba per l’elemosina (p. 248) – scelta perché descritta anche da Manzoni entro le sue Osservazioni sulla morale cattolica (p. 257). Su queste considerazioni si chiude la parte II e si apre la terza, dedicata alla peste. Anche in questo caso il primo elemento d’interesse riguarda il romanzo manzoniano, accuratamente analizzato nel paragrafo Peste e cappuccini ne I promessi sposi (p. 269): la citazione di ampi brani dell’opera di Alessandro Manzoni permette a Di Ciaccia di offrire al lettore le coordinate di un discorso che mira a collegare la vicenda letteraria trattata nel romanzo a quella reale, in particolare in relazione all’operato dei cappuccini che «non solo prestarono servizio nei vari lazzaretti, ma furono essi i principali attori in campo e i più numerosi in attività di servizio continuativo e per tutta la durata dell’epidemia, dal mese di marzo del 1630 fino al mese di febbraio del 1632» (p. 275). Mette conto notare, a tal proposito, un elemento interessante che interviene ad arricchire la trattazione dell’autore, e cioè la presenza in tutto il corpo del libro di eleganti immagini e riproduzioni di opere; queste ultime, infatti, consentendo di avere contezza visuale di quanto descritto nel testo, permettono non solo di avere immediatamente idea delle condizioni vissute nel XVII secolo nel corso dell’epidemia di peste, ma anche di garantire una valorizzazione maggiore delle descrizioni presentate dall’autore. Il paragrafo Peste e frati cappuccini nel Cinque-Seicento (p. 337) chiude, nei termini appena delineati, il primo capitolo della terza sezione e apre alla seconda partizione, di stampo prettamente storico e dedicato all’attività di personaggi come Felice Casati. Anche in questo caso la trattazione si alterna alla rievocazione di passi de I promessi sposi, come dimostrano i paragrafi La “traversata di redenzione” di Renzo, o lo specchio del “ragionamento” (p. 382) o Il “sogno” di don Rodrigo (p. 398), ma ritorna, in chiusura, all’elemento storico, attraverso l’analisi della figura dell’untore in merito alla quale Di Ciaccia segnala come già Manzoni parlasse di «“pazzia”, a proposito di certe idee circolanti» (p. 419). L’analisi dell’autore si snoda attraverso i processi subiti da innocenti lavoratori e si propone di valorizzare l’operato dei cappuccini, «più inclini ad andare dietro ai sofferenti che alle fanfaluche» (p. 427), anche in opposizione a quello del tribunale dell’Inquisizione, dove pure è possibile scorgere una luce grazie alla figura di Federigo Borromeo che, «pur incline alla credenza della peste demoniaca, [ha] operato con discernimento e oculatezza, quando erano in causa persone reali che egli riteneva di dover difendere dalla dissennatezza di forsennati cacciatori di streghe» (p. 439). Chiude la terza parte, e con essa il volume, un’appendice dedicata all’assistenza offerta dai cappuccini in occasione della peste del 1630, cui fa seguito un ampio apparato paratestuale, composto da un Indice dei testi citati o menzionati (p. 485), dalle Indicazioni bibliografiche (p. 513), da un Indice dei nomi di persona (p. 525) e infine da un Indice delle illustrazioni (p. 543), presenti in tutto il volume con un totale di sessantaquattro tavole. G. Marozzi