Madella, Alessandro, 2001

Intimità nascoste, recensione di Alessandro Madella, Se fossi un uomo, Introduzione di Francesco di Ciaccia, Milano, Prometheus (Le rune 15), 2001, pagine 195, «Rosetum», 3 (2002) pagine 20; quindi, in Literary.it, 7 (2013).

 

Immagine della copertina

 

Testo della recensione

Fra immaginazione e realtà: in questa dimensione complessa, ma non complicata, s’impone, al suo primo lavoro letterario, Alessandro Madella. Il gusto della fantasia non trapassa tuttavia in giochi surrealistici. Al contrario, si tiene sempre avvinto alla sfera del reale. Perciò la trama mai diventa astrusa o difficile. Le immagini sono d’immediata evidenza e il linguaggio è semplice e chiaro. Ciò rende il libro facilmente accessibile a tutti: bambini compresi.

Quest’opera è diversa dal consueto genere romanzesco. In effetti, più che di trama si deve parlare di colloquio dell’Anima. Il colloquio è affidato ad un “io narrante” che espone e narra, per immagini spesso ardite, le difficoltà della vita. Ecco allora il genere letterario che potrebbe definire questo scritto: romanzo di riflessioni.

Un’altra caratteristica: la dimensione della vita è essenzialmente interiore, con i suoi problemi che nascono nella vita di fuori, con le sue speranze o forse illusioni, con le sue amarezze e persino disperazioni. I fatti esteriori sono adombrati attraverso i pensieri del narrante. Un esempio: “Un giorno incontrai una donna, sembrava come tutte le altre […]. Il grande amore è sempre quello che rimane incompiuto, quello che poteva essere, ma non è stato e rimane dentro, invisibile da te, come una freccia nel cuore. […] mi torneranno alla mente i particolari, i sorrisi, gli occhi di pietra e le lacrime, come se fossero croce e delizia di un momento di magia breve ma intensa”.

La vita interiore facilmente trova soluzioni nella scrittura poetica, a volte nella struttura icastica dell’aforisma. Anzi, i pensieri in poesia occupano un capitolo a sé. Mi piace citarne uno: “Se in questa notte opaca / un fulmine vagante fosse attratto / da tanta mediocrità / solo Dio saprebbe quanto ne sarei felice”. E riferire un pensiero che ha la pregnanza di una massima: “Ricominciare da zero è niente, è riuscire a ripartire almeno da lì che è dura”. L’attività immaginativa dell’Autore si sviluppa anche nella modalità del fiabesco. Si tratta di un fiabesco simpatico ed elegante, in cui il vissuto del personaggio sembra liberarsi dall’assillo del vivere quotidiano e diventa paradigma di esperienze universali. In conclusione, è un libro d’intimità nascoste, ma anche di ampio respiro. E in ogni caso di agile lettura. [Francesco di Ciaccia]

 

 

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